Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Work in progress…

Vi avevo promesso il primo capitolo degli Alternauti per l’inizio del mese e invece arriverà per l’iniziò del mese prossimo 😦 sono desolato ma è un periodaccio, soprattutto perché mi sento perennemente stanco (non ho la minima idea del perché, dormo pure più di prima!) e questo mi rende difficoltoso, arrivato a casa, scrivere (ieri mi stavo addormentando sulla tastiera, mai successo in vita mia).

Anyway, il racconto procede e ha appena sfondato le 10 pagine (non male visto che il prologo era di sei) e credo si assesterà fra le 15 e le 20. Lo schema è molto lineare ma quel poco che accade è molto denso, un po’ perché il protagonista è, per ora, alieno a cose come bionavi spaziali, bioingegneria e simili, quindi mi sto profondendo in mari di dettagli, un po’ perché ci sono quattro scene di azione e le scene di azione richiedono molto tempo.

Per dire, è incredibile quanto tempo ci ho messo a scrivere il brano che citerò fra poco (che è solo 19 righe), voglio sperare che sia una questione di inesperienza (per quanto le adori di scene d’azione ne ho scritte ben poche finora)

Prima però devo postare il pezzo immediatamente prima se no rischiate di non capirci niente.

Brano n. 1 (anche questo non è stato veloce da scrivere)

Passato dall’altra parte la porta si richiuse e la luce dei globi luminosi presenti nella stanza, che aveva una forma curva, a cupola, aumentò di intensità, rivelando una creatura distesa su un fianco ed assopita proprio al centro. Jacob si pose subito in guardia ma l’essere continuò a dormire, essere che, a un’attenta occhiata, gli parve il draghetto più bizzarro che potesse immaginare.

Aveva un corpo da sauro tozzo, senza distinzione fra testa e tronco, una coda lunga quanto il corpo e un muso triangolare. Il muso era caratterizzato da due corna curve che spuntavano dai lati della testa e si sviluppavano in avanti, due occhietti triangolari dalle palpebre pesanti e due file di denti aguzzi serrate assieme.

Aveva ben sei zampe, le due posteriori assomigliavano a quelle di un velociraptor, possenti e con artigli molto affilati, le due anteriori erano più secche e terminavano in due lunghi artigli, che forse fungevano da dita, e le ultime due si allungavano dalle sue spalle verso l’alto e non finivano in niente che potesse sembrare una zampa ma avevano ben tre zanne l’una che spuntavano per un buon palmo dalla carne e sembravano affilate almeno quanto la sua spada d’osso.

La pelle della creatura era d’un colore scuro terra sul ventre, le placche dorsali che la coprivano dalla testa alla punta della coda erano d’un chiaro color cachi e, dettaglio che risultò a Jacob molto spiacevole, le decine di placche ossee che sputavano irregolari e aguzze su dorso e schiena luccicavano, quasi fossero di metallo.

Brano n. 2

Il giovane avanzò con cautela, cercando di aggirare la creatura senza avvicinarsi troppo, il che fu, come s’aspettava, un tentativo stupido perché, quando fu a metà della stanza, questa si svegliò di soprassalto con un ruggito basso e greve. Jacob si bloccò per un istante ma quando il mostro si voltò verso di lui squadrandolo con i suoi occhi rossi e feroci, le fauci aperte dalle quali colava bava, riprese il totale controllo di sé, non avrebbe saputo dire se per desiderio di sopravvivere o per una reminiscenza degli anni passati col padre.

Fatto sta che quando il mostro spiccò il balzo che l’avrebbe portato a incornarlo contro la parete Jacob saltò verso sinistra, evitò la creatura, e, girandosi, menò un fendente con la spada d’osso più forte che poté. La lama d’osso tranciò una delle zampe superiori del mostro con sorprendente facilità e l’articolazione zannuta cadde a terra mentre dal moncone prese a tracimare un sangue denso e viola, che coagulò subito.

Jacob non ebbe però tempo di notare la cosa perché il mostro tornò subito all’attacco caricando a testa bassa. Troppo vicino per schivare o allontanarsi Jacob affondò il coltello da caccia nella testa piatta del suo aggressore, la spada nel dorso, e spinse a terra con tutto il suo peso. La spada affondò con fatica attraverso le placche dorsali mentre la testa si rivelò un bersaglio più morbido e il coltello da caccia la trapassò da parte a parte. Con la delicatezza dei suoi 90 chili Jacob riuscì a far piegare la testa al mostro abbastanza da non essere più a rischio d’incornata ma questi, ringhiando di dolore e rabbia, sembrava deciso a non morire subito e trascinò il suo assassino, ch’era mezzo coricato su di lui, per tre metri buoni prima di accasciarsi a terra e, con un ultimo spasmo, morire.

Una menzione d’onore a chi indovina cosa è la creatura che ha affrontato il nostro buon Jacob (su, non è difficile, quasi banale direi).

A presto!

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