Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

40 anni, e un giorno, senza Tolkien

Cadevano ieri, 2 settembre 2013, i 40 anni dalla scomparsa di Tolkien e, nel mio solito spirito puntuale e attento, ne sto scrivendo solo oggi. La morte è, secondo il Silmarillion, il dono di Eru (il Dio Primevo) agli uomini ma Tolkien, fuori dai suoi scritti, era cattolico e quindi, immagino, adesso starà guardando il mondo dal paradiso – che deve apparirgli come una prosecuzione delle sue campagne inglesi – quando non è impegnato a chiacchierare col suo amico Lewis e con gli altri Inklings, of course.

Riposa in pace, Prof!

Immagine

E qui, come è la situazione sulla terra e, soprattutto, nel nostro mondo (di scrittori fantasy o aspiranti tali) 40 anni dopo la morte del Professore? La verità è che da tempo vorrei scrivere un articolo approfondito sull’argomento e per ovvi motivi di tempismo non sarà oggi.

Molti sarebbero, infatti, i temi da affrontare se si guarda a Tolkien e alla sua insolita eredità. Egli non scriveva fantasy, non nell’accezione che intendiamo oggi e che all’epoca della pubblicazione del Signore degli Anelli esisteva già e aveva già avuto decenni per formarsi e canonizzarsi; scriveva fiabe, ispirate a quel ramo del fantastico che potremmo chiamare fairy, e scriveva miti, rifacendosi alle radici dell’epica norrena e a quel poco d’epica inglese esistente e il cui vuoto volle colmare.
E questo sarebbe il primo tema: Tolkien non scriveva fantasy: scriveva epica.

Eppure uno scrittore epico ha lasciato al fantasy l’eredità più grande che questi potesse sperare. Tolkien per il fantasy è stato come quel parente di sesto grado che, morendo senza discendenza, ci lascia proprietari di un castello e di un’immensa fortuna. Nel castello tolkeniano il fantasy è entrato pieno di stupore e meraviglia, ci si è trovato bene e non ne è uscito per decenni fino a che, stufo di vedere sempre le stesse mura e campare di rendita, non è scappato via per unirsi a una banda di mercenari sporchi e sudati dimenticando l’ascendente benefattore. E qui scatterebbe il secondo tema: il tentativo dell’attuale fantasy di affrancarsi da/uccidere colui che ha chiamato per tanti anni padre.

E, infine, ci sarebbe il terzo tema: cos’ha, esattamente, trasmesso Tolkien al fantasy e cosa può insegnarci oggi? Come ho già detto non è questo il momento per parlarne, ma vi prometto che appena avrò il tempo di approfondire e scrivere un post veramente degno della sfida che comporta rispondere a queste tre domande in modo esaustivo ci tornerò sopra.

Per adesso vorrei lasciarvi con una citazione dal Signore degli Anelli che, in modo indiretto, risponde secondo me alla domanda di cosa ci ha lasciato, oltre ad essere una delle migliori lezioni sulla narrativa mai messe in bocca ad un personaggio.

“E noi non saremmo qui, se avessimo avuto le idee più chiare prima di partire. Ma suppongo che accada spesso. Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, signor Frodo, quelle ch’io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto, noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque, non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano felice fine. Capite quel che intendo dire: tornare a casa e trovare tutto a posto, anche se un po’ cambiato…, come il vecchio signor Bilbo. Ma probabilmente non sono quelle le migliori storie da ascoltare, pur essendo le migliori da vivere! Chissà in quale tipo di vicenda siamo piombati!”. “Chissà!”, disse Frodo. “Io lo ignoro. E così accade in ogni storia vera. Prendine una qualsiasi fra quelle che ami. Tu potresti sapere o indovinare di che genere di storia si tratta, se finisce bene o male, ma la gente che la vive non lo sa, e tu non vuoi che lo sappia”

Per i più pigri, ecco come la scena è stata resa nel film Le Due Torri 😛

 

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su “40 anni, e un giorno, senza Tolkien

  1. Pingback: 450 anni, e un giorno, dalla nascita del Bardo | Hendioke's Lair

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: