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In the deep of the dragon

Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug, recensione

Titolo: Lo Hobbit: la Desolazione di Smaugmovies-the-hobbit-desolation-of-smaug-poster
Produttore: New Line Cinema
Distributore: Warner Bros.
Regia: Peter Jackson
Genere: Fantasy
Durata: 161 min
Anno: 2013

Storia di un prequel…

Che la trologia de Lo Hobbit non fosse tratta da ma (molto) liberamente ispirata a il libro de Lo Hobbit era chiaro fin dal capitolo precedente (con buona pace di chi diceva: “Ma no! Sta solo mettendo insieme il libro con alcune delle appendici del Signore degli Anelli!”). Verso la prima mezz’ora di film ho avuto una sorta di allucinazione: Peter Jackson che spingeva con un calcio un gentile e distinto hobbit giù per una fossa gridando: “This is NO The Hobbit ANYMORE!”.
E’ chiaro, ormai, che quella che si concluderà il prossimo dicembre è una trilogia prequel del Signore degli Anelli il cui scopo sarà preparare il terreno ai fatti narrati in quella, così come la nuova trilogia di Guerre Stellari doveva spiegare i perché e i percome della situazione di partenza de A new Hope (speriamo con esiti migliori) e quindi Jackson col contenuto del libro si sta, per essere gentili, sciacquando le parti basse inventando laddove sente di aver bisogno di inventare per introdurre i fan della vecchia trilogia alla situazione di partenza vista ne La Compagnia dell’Anello (tanto per fare un esempio: alla fine del secondo film l’aderenza agli snodi basilari della trama del libro è irrimediabilmente compromessa e, sicuro come l’oro, la battaglia dei 5 eserciti che vedremo nel prossimo film avrà tutt’altri protagonisti rispetto alla battaglia originale del libro!).

Personalmente non ho niente di male contro questa deriva presa dal progetto, era già nell’aria e sono cosciente che rendere fedelmente Lo Hobbit non avrebbe avuto, nell’ottica della New Line e della Warner Bros molto senso visto che solo i fan del libro, cioè una ristretta cerchia dei fan dei film, si sarebbero goduti il risultato mentre tutti gli altri si sarebbero chiesti dov’erano finite le atmosfere e i personaggi tanto amati 10 anni fa.
Pertanto quella che segue è una recensione del film senza considerare il prodotto di partenza, che sarebbe inutile e anche molto lungo.

What you see is what you get

Esaurita la premessa, il secondo film della trilogia su Bilbo e la compagnia dei nani è facilmente definibile come un ottimo esempio di baracconata hollywoodiana. Ogni elemento che nell’immaginario yankee deve concorrere per formare un film di due ore di intrattenimento, poche pretese di profondità e qualche pretesa di epicità è presente e ha il suo legittimo spazio.

Personaggio femminile emancipato e intraprendente? Check
Storia d’amore fra questa e lo scavezzacollo, ma d’animo nobile, della compagnia? Check
Terzo con cui instaurare un triangolo? Check
Personaggio Spiegone? Check
Spettacolarizzazione estrema di ogni scena spettacolarizzabile? Multiple Check
Personaggio comico ma responsabile quando serve? Check
Svolte psicologiche dei personaggi così spiegate che mancano solo le didascalie? Check
Personaggio brutto quindi cattivo? Check (per un attimo mi son chiesto se il Re dei Goblin non si fosse reincarnato in un umano)
Momento in cui sembra tutto perduto, o wait, all’ultimo secondo ce la si fa? Check
Piani inutilmente complicati che non portano a un cavolo ma fan tanta scena? Check
Scene del tipo “E’ il tuo destino”? Check
Scena “i nemici dei miei nemici sono miei amici”? Check
Scena dove un buono potrebbe ammazzare subito il cattivo e invece combatte a un terzo del suo potenziale perché, insomma, è chiaro che ai fini della trama deve restare vivo? Check
Monologo del cattivo? Check
Antica storia che forse è vera forse no, ah no, aspetta, è vera? Check

E via andare.

Alla fine questo film è la quintessenza di un certo modo di fare film tipico di Hollywood, dove sembra che un team di sceneggiatori-ragionieri si sia messo lì col bilancino per trovare il giusto equilibrio fra parti comiche e parti tragiche, parti serie e parti leggere, battute one-line e discorsi accattivanti, il tutto aiutandosi con la Grande Enciclopedia dei Cliché; funziona, è divertente, ti spinge a voler vedere che accadrà dopo ma hai la chiara sensazione di aver già visto tutto, che tutto segua uno schema che conosci da quando avevi 5 anni.
Detto questo vale comunque la pena vederlo, sia perché – ripeto – è una baracconata fatta bene, sia perché, comunque, gli attori principali sono bravi e le loro prove (degli attori di Bilbo, Thorin e Bard soprattutto) meritano di essere viste.

E poi c’è Smaug.

Smaug face

The King under the Mountain

Smaug.

Smaug gif

Awwww…adorabile. Clicca per maggior pucciosità

 

Fatevi un favore se potete: questo film andatevelo a vedere in HFR 3D, poi va bene anche vederlo doppiato (che Smaug lo doppia Luca Ward, mica ciufoli), ma vi assicuro che veder correre, volare e dimenarsi questo gigantesco drago animato dagli Dei in 3D ad alta definizione è qualcosa da piangere di felicità e gratitudine oltre a essere il personaggio meglio riuscito e più convincente (è veramente, a livello caratteriale, come ti aspetteresti che sia un drago) della trilogia visto finora.

Pro:

  • SMAUG! aka Il Miglior Drago nella Storia del Cinema
  • Bravi i protagonisti
  • Intrattenimento puro made in USA

Contro:

  • (Relativo) Non c’azzecca una fava, ma proprio una fava, col libro salvo tre scene in croce
  • A parte i protagonisti principali gli altri hanno lo spessore di una pozzanghera e vengono interpretati come macchiette
  • Film spiegatissimo che più spiegato di così ti manderebbero la guida strategica a casa.

Valutazione finale:

4/7 se valutato nel complesso

6/7 considerando solo le scene con Smaug

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