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In the deep of the dragon

540 anni, e un giorno, dalla nascita di Ariosto

Col mio puntuale ritardo vengo a ricordarvi che ieri, come avrete visto dal doodle di Google (che si sta imponendo come memoria collettiva dell’umanità), si celebravano i 540 anni dalla nascita di Lodovico Ariosto. Eccelso poeta e commediografo al servizio degli Este di Ferrara (per i quali svolse comunque anche incarichi politici, come la pacificazione, nelle vesti di governatore, delle terre di Garfagnana recentemente acquisite dalla famiglia) Ariosto può ben essere considerato, a mio avviso, uno dei primi e principali autori del fantastico italiano.

Tiziano,_ritratto_indianapolis

Non so voi, ma a guardarlo in faccia non posso fare a meno di pensare che se fosse vivo oggi lo potremmo trovare a Lucca, intento a parlare del suo ultimo libro con una t-shirt addosso, esattamente questa capigliatura e una birra in mano 😀

La sua opera principale, l’Orlando Furioso, non si limita infatti a mettere insieme pezzi del ciclo carolingio e della materia bretone con una doverosa lisciata alla casata del padrone (fatta risalire addirittura ad Ettore di Troia perché i nobili che non discendano dal Popolo troiano, si sa, son pezzenti) ma sciorina una sequela di trovate fantastiche e immaginifiche, narrate con una leggerezza di spirito che nella letteratura occidentale non si vedevano dai tempi della Storia Vera di Luciano di Samosata e che non si vedrà più per almeno un secolo, fino all’uscita di Don Chisciotte.
Con, però, una precisa differenza rispetto tanto alla Storia Vera che al Don Chisciotte. L’Orlando Furioso, per tema e stile, è chiaramente un poema cavalleresco, che quindi non dovrebbe venire accostato a due romanzi, eppure è interessante notare, guardando al contenuto, come proprio il fatto che sia un poema cavalleresco permette ad Ariosto di inserire elementi fantastici degni delle due opere citate senza bisogno di specificare, come han fatto gli autori di queste, che si tratta di un ozio della fantasia dell’autore, nel caso della Storia Vera, e dei deliri di un povero bibliofilo, nel caso del Don Chisciotte.

Il genere e la materia di partenza (le gesta mitizzate dei cavalieri del passato) hanno permesso all’autore emiliano di scrivere un opera piena di invenzioni che il lettore deve, all’interno della sospensione di incredulità accordata all’opera, considerare vere e prendere con la stessa serietà del contenuto della Divina Commedia o dell’Eneide, pur essendo lo stile del nostro, come detto sopra, sempre venata da una leggerezza ed ironia di fondo.
A conti fatti l’Orlando Furioso può ben dirsi, a mio avviso, una delle prime opere pienamente fantasy della nostra letteratura in virtù di questo suo costruire un mondo che pretende d’esser vero in una dimensione estranea alla nostra, ma con quella ironia, esagerazione e un po’ di spacconeria di fondo che, se ci pensate bene, era molto forte nel fantasy delle origini, quello della prima metà del novecento dove ancora si avvertiva forte il desiderio degli autori di giocare con la materia senza prendersi eccessivamente sul serio.

Purtroppo non ho presente un brano dell’Ariosto che insegni qualcosa sullo scrivere, ma potrebbe essere interessante la storia di come è nato l’ippogrifo. L’apparizione dell’ippogrifo è uno dei punti dove Ariosto decide di esagerare ma è difficile per noi contemporanei accorgersene. A quei tempi i classici erano, presso la fascia letterata della popolazione, più letti rispetto ad oggi e la mitologia meglio nota. Possiamo, anzi, dire che all’epoca chi fosse in grado di leggere per diletto possedesse un background fantastico non dissimile dal nostro, solo con elementi diversi, e anche loro avevano, come le abbiamo noi oggi, convenzioni granitiche simili a quella per cui un drago è tale se ha sei arti comprese le ali mentre se le ali sostituiscono gli arti anteriori è una viverna.

Ai tempi, mutuando questa convinzione dall’epoca di Virgilio, s’era convinti che cavalli e grifoni fossero nemici naturali e che ogni contatto pacifico fra loro fosse impossibile. Ariosto, in un momento in cui si preparava a portare Ruggero sulla Luna per recuperare il senno di Orlando, l’apice fantastico dell’opera, decise quindi di stupire i lettori con effetti speciali e se ne uscì con questa creatura, figlia di un grifone e una giumenta, che si presta ad accompagnare Ruggero nel suo viaggio.
Sarebbe un po’ come se in un fantasy odierno vedessimo il protagonista venire accompagnato nell’impresa dal figlio di un nano e un’elfa!

Ippogrifo_by_MyGi

Ippogrifo, breaking rules since 1532 (immagine by MyGi su DeviantArt)

Spero l’aneddoto vi sia piaciuto, al prossimo anniversario a cifra tonda (ultimamente ve ne sono un sacco!) 🙂

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4 pensieri su “540 anni, e un giorno, dalla nascita di Ariosto

  1. LiveALive in ha detto:

    Anche io considero Ariosto decisamente “fantastico”. Sia nel senso che è un precursore importante del genere, sia nel senso che ha scritto cose fantastiche – ma non posso nascondere che per me il poema migliore rimane sempre la Gerusalemme Liberata.
    L’Italia non ha una così grande tradizione di “fantasy” propriamente detto, ma autori fantastici che sono anche amati ci sono: non solo l’antico Ariosto, ma anche i più recenti Buzzati e Calvino. Poi, be’, anche la Commedia ha una natura fantastica, al di là della religiosità.
    A proposito di anniversari, ieri era il compleanno di Tolstoj, e il doodle era bellissimo. Se devo essere sincero, Guerra e Pace e Anna Karenina li ho letti tutti, ma non mi hanno fatto impazzire: belle scene, ma troppe storie incrociate; non ha scritto due romanzi, ma due insiemi di romanzi.
    Piuttosto, che ne dici di festeggiare leggendo “padrone e servitore”? È breve, lo trovi anche online, ed è in assoluto il più bel racconto che abbia mai letto.

  2. Cercherò e leggerò e soprattutto devo recuperare la Gerusalemme Liberata che a scuola facemmo poco e male (quasi per niente, in verità u.u) ma non sei il primo che a citare l’Orlando Furioso mette in campo il confronto 🙂
    La narrativa fantastica italiana, a ben vedere, è florida; è il fantasy, nel senso ampio del termine, di opere che si allarghino fino ad abbracciare i mondi e a toccare le più ampie corde dell’immaginario umano che manca e a volte mi chiedo, e approfittando dei tuoi studi ti chiedo, se non è perché abbiamo preso, passati i tempi di Dante e Ariosto, la strada di una letteratura troppo derivativa, rispetto agli accidenti della vita, per staccarsi e guardare al mondo da una prospettiva ampia.
    Bho, forse è un pensiero del piffero 🙂

    Tolstoj è quel tipo di autore che, secondo me, non racconta storie ma vite di personaggi. Leggere Anna Karenina (anche se non lo finito causa troppa immedesimazione in Levin) mi ha fatto lo stesso effetto che sentir narrare la storia di famiglia dallo zio, uno zio che racconta divinamente 😀

  3. LiveALive in ha detto:

    Considera che:
    – il mio preciso campo di studi è “scienze del testo letterario”
    – che lo studio da meno di un anno
    Detto questo, la tua domanda è più da “sociologia della letteratura” campo della cui nascita si è spesso parlato, ma che non considero ancora esistente.
    Rispondere al perché oggi non si scrivono più opere con determinate caratteristiche è come dire perché proprio Firenze doveva essere il centro del rinascimento: si possono fare tante ipotesi, ma nulla ci convince davvero appieno. Su internet però trovi tanta gente che prova a rispondere, tipo qui:

    http://www.famigliacristiana.it/blogpost/l-anna-karenina-un-romanzo-impossibile.aspx

  4. Grazie della segnalazione 🙂 “sociologia della letteratura” è un concetto affascinante, mi fa pensare a cose come, che ne so, “filosofia della religione”, “design della programmazione” e altri accostamenti a metà fra la metafisica e la scatola cinese 😀

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