Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Voci dalla tana – III

Eccoci col terzo appuntamento di questa rubrica di consigli/brevi recensioni. Spero gradirete le opere di cui parlerò oggi 😉

Un fumetto – The Sandman

The Sandman, scritto da Neil Gaiman dal 1989 al 1996 ed edito da Vertigo (costola della DC Comics), è, al pari se non più di Cowboy Bebop di cui già parlammo, una di quelle opere che trascende lo status di grande opera di genere e assurge al livello di capolavoro assoluto. The Sandman appartiene di primo acchito al genere dell’urban fantasy, di cui Neil Gaiman è uno dei più noti esponenti, e ci presenta il nostro mondo come popolato da maghi, spiriti e divinità che operano e agiscono all’insaputa della maggior parte degli umani. Il fumetto, tuttavia, fin dal primo numero decide di non muoversi solo nei confini dell’urban fantasy e parte puntando alto, molto alto. Perché il protagonista di The Sandman non è un demone né uno spirito, e nemmeno un dio. Il protagonista è Sogno (da cui il titolo*), uno dei sette Eterni (Endless, “Senza Fine”, nell’originale): una famiglia di entità rappresentative dei sette aspetti dell’esistenza e che nell’ordine naturale degli infiniti universi sono superiori agli stessi dei tanto che ognuno di loro, nel proprio ambito, non è sottoposto ad alcuno (anche se più avanti nella trama si scoprirà che esistono regole più forti di loro).

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Gli Eterni visti da KidNotorius. Da sinistra: Sogno, Morte, Desiderio, Delirio, Disperazione, Distruzione, Destino

La trama comincia col botto. Il mago inglese Roderick Burgess (personaggio chiaramente ispirato alla figura di Aleister Crowley) nel 1916 tenta di imprigionare nei sotterranei della sua villa, e quartier generale della sua setta, niente meno che la Morte attraverso un potente rituale. A rispondere all’evocazione è invece Sogno (o Morfeo, come viene anche chiamato) che finisce prigioniero del mago e della sua setta per ben settanta anni, liberandosi solo nel 1988, ritrovandosi privo dei simboli del suo potere e con un regno, il Regno del Sogno, che durante la sua assenza è andato in rovina. Da questa premessa tutt’altro che piccola parte il primo dei dieci cicli in cui è divisa l’opera, “Preludes and Nocturnes”, che, mentre seguiamo Sogno nel recupero delle sue regalia e nella restaurazione del suo regno, ci dà un assaggio di tutto quello che incontreremo in Sandman.
Già in questo primo ciclo abbiamo, infatti, capitoli urban fantasy, capitoli horror, capitoli prettamente fantasy con una punta di epica (la discesa di Morfeo all’Inferno) e personaggi tanto umani quanto sovrannaturali o mitologici. Si tratta anche del primo e unico ciclo che mostra un collegamento forte con l’universo DC di cui, in teoria, The Sandman fa parte, e del quale appaiono una serie di personaggi. Dopo un primo ciclo incentrato completamente su Sogno quelli successivi si allontanano dall’universo narrativo DC, del quale Gaiman riprenderà solo alcuni personaggi minori funzionali alla sua opera, approfondendo invece l’universo autonomo di The Sandman che diventa lo scenario per una serie di storie che non sempre hanno Sogno come protagonista e che, anzi, a volte lo vedono nelle mere vesti di comparsa.

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Decontestualizzata non dice molto ma leggete questo fumetto e vi garantisco che entrerà di prepotenza nella vostra top ten delle battute più epiche di sempre

The Sandman, dopotutto, è un’opera seriale e quindi non segue, non direttamente almeno, una trama lineare e serrata ma si presenta come un contenitore per una serie di personaggi ognuno con la propria storia che comincia, finisce e a volte si riapre. La mano di Neil Gaiman, nello scrivere queste storie, è in costante stato di grazia. Ogni personaggio, anche il più secondario, riesce a rimanere impresso per la sua profondità o bizzarria.
Notevole, anche, la varietà di genere delle storie narrate. Il contesto di The Sandman, infatti, permette di saltare da un genere all’altro presentando, anche contigue le une alle altre, storie dai toni molto diversi. In questo fumetto si può leggere tanto la storia di due persone in cerca di un fratello scomparso che si ritrovano isolati in un hotel dove dei serial killer stanno tenendo una convention quanto una fiaba su un licantropo, la narrazione di un singolo sogno oppure la narrazione di una quest fantasy per salvare un mondo immaginario con ripercussioni nel mondo vero. Ogni storia colpisce nel segno, suscita le emozioni che deve e coinvolge, in una costante sperimentazione che, ben lungi dal risultare confusionaria o dispersiva, ti fa desiderare di averne ancora.

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In Sandman capitano come strane, come ritrovarsi Smiley Smile come villain

Il lavoro profuso nel presentare la varietà più disparata di caratteri umani è notevole tanto che potremmo quasi dire che il senso di The Sandman è esplorare le differenti sfaccettature dell’animo umano alle prese con gli aspetti più perturbanti e oscuri della sua esistenza, spesso nascosti dietro la maschera della quotidianità o nelle profondità dei sogni apparentemente innocui. Sarebbe assolutamente vero, ma non sarebbe neanche esatto visto che The Sandman non si esaurisce in questo.
Tutte le storie, infatti, anche i brevi intermezzi auto-conclusivi che compaiono ogni tanto slegati da qualsiasi arco narrativo, sono indirettamente collegate fra loro dal tema del sogno e da Sogno. Anche quando Sogno non appare come protagonista, o come deus ex machina risolutore, comunque non c’è storia che non faccia, in qualche modo, riferimento a lui e al suo regno (o a un meccanismo archetipico delle storie, il che è lo stesso essendo Morfeo il Re delle Storie oltre che del Sogni) e ogni storia aggiunge un tassello alla persona dell’Eterno e al suo mondo; illuminando il lettore sul suo passato, presente o futuro; garantendo la prosecuzione di quella che, pur rimanendo a tratti sullo sfondo, è la trama principale di The Sandman e della quale i dieci cicli che compongono l’opera rappresentano i capitoli.
Semplificando brutalmente è la storia di formazione di Morfeo, tenendo conto che egli è una entità antica come il creato e vasta come il multiverso, quindi si tratta di una storia di formazione che sfugge alle logiche umane rimanendo più affine alla logica del mito. E’ una storia sulla responsabilità, sul ruolo (comunque è la storia di un Re), sul peso delle proprio azioni e sulla ineluttabilità del fato. Una storia che parte piano diventando sempre più tragica e precipitosa mentre il Destino (che in questa opera possiamo vedere all’opera di persona) tesse la sua necessaria trama.
Una trama che finisce col toccare diverse radici del mito. La conseguenza di questa scelta, di una trama maggiore che al tempo stesso costituisce la cornice di tante trame minori, è che arrivati alla fine di The Sandman è impossibile non ammirare come decine di pezzi sparsi e apparentemente slegati fra loro trovino collocazione e senso nella storia di Morfeo, come anche i dettagli più insignificanti cui non avevamo badato in corso di lettura (e che andremo a rileggerci) nascondessero qualcosa di più.

Purtroppo dirvi di più senza iniziare a spoilerare qualcuna delle trame di cui si compone questa stupenda opera mi è impossibile quindi posso solo chiudere raccomandandovi di dare a questo caposaldo del fumetto mondiale una possibilità, sicuro che difficilmente non vi conquisterà, e spendendo due veloci parole sui disegni che vedono alternarsi così tanti artisti e stili, anche sperimentali in un certo grado, che non è davvero possibile delineare un giudizio complessivo. Si può però ben dire che questa alternanza di stili, anche molto distanti fra loro, rende benissimo in un fumetto che racconta di sogni e, anzi, dopo qualche numero si arriva a comprendere che non sarebbe stato possibile seguire un altro percorso: un fumetto onirico, giustamente, ha richiesto una ecletticità onirica di stili, fortunatamente forniti da artisti tutti di livello alto, al pari dell’opera che si sono presi il compito di narrare con le loro tavole.

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Sogno accompagna Morte durante il suo lavoro. Personaggio secondario diventato celebre al punto da meritarsi degli album suoi Morte è, ovviamente, il mio personaggio preferito di tutto il fumetto

*L’Uomo della Sabbia, o Omino del Sonno è un personaggio del folklore nordico legato al sonno, che dona bei sogni ai bambini soffiando loro una sabbia magica sugli occhi. Col racconto Der Sandmann Hoffmann lo reinventerà dando avvio a un nuovo folklore che lo vede come figura oscura che addormenta i bambini con la sabbia per poi cavar loro gli occhi.

Un videogioco – Cold Shadow

Cold Shadow o, meglio, Maui Mallard in Cold Shadow è una vecchia perla 2D, datata 1995, della Disney Interactive che all’epoca si occupava per lo più di trasporre in videogiochi platform i Classici Disney come Aladdin o il Re Leone, oppure produrre mini giochi per i cd interattivi degli stessi Classici ( i primi tentativi Disney di libro interattivo per PC). Con Cold Shadow la Disney Interactive provò a fare il salto e aprirsi a un pubblico non di bambini, cioè il pubblico di riferimento del Classici e dei giochi derivati, con un prodotto originale. Così pensarono bene di prendere Paperino, chiamarlo Maui Mallard, ovvero un suo alter ego investigatore, e farne il protagonista di un platform dalla storia che strizzasse l’occhio agli adolescenti. In un’isola tropicale l’idolo guardiano Shabum Shabum è scomparso e senza la sua protezione l’isola rischia di essere distrutta dal suo vulcano. Maui viene chiamato a occuparsi del caso e appena giunto sull’isola viene magicamente dotato di poteri ninja da uno stregone voodoo (non fate domande)

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Maui in tutta la sua badassery ninja

Attraverso otto serrati livelli dovremo guidare Maui alla ricerca dell’identità del ladro dell’idolo e allo scontro finale con quest’ultimo. La trama, per quanto semplice, è efficace e segue il classico schema della quest dell’eroe che viene sottoposto a svariate prove per guadagnarsi la fiducia di chi può fornirgli informazioni sull’oggetto della sua missione e per acquisire le capacità necessarie a raggiungere lo scopo.

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Vi capiterà anche di essere sacrificati a un vulcano e doverne uscire vivi

Sul lato del gameplay abbiamo un solido platform poggiato sulla possibilità di adottare due stili di gioco completamente diversi che dovremo alternare per superare i vari livelli. Maui, inizialmente, potrà combattere nella sua forma normale, camicia hawaiana e berretto, confidando sulla sua pistola spara insetti. In questa forma la nostra mobilità è ridotta (possiamo giusto correre, saltare e arrampicarci sulle funi) ma potremo usufruire di una varietà di tipi di insetto (da recuperare in giro per i livelli) che garantiranno diversi effetti ai nostri colpi. Possiamo, ad esempio, usare insetti elettrici, che diffonderanno scariche in giro dopo l’impatto, o insetti esplosivi.
Alcuni insetti esploderanno dalla pistola con una traiettoria dritta, altri con una traiettoria ad arco e altri ancora punteranno direttamente i nemici. Inoltre potremo combinare due tipi diversi di munizioni per ottenere effetti particolari. Ogni tipo di insetto ha i suoi vantaggi e poiché più un insetto è potente più sarà raro trovarne dovremo gestirli con parsimonia per non ritrovarci solo con gli insetti semplici (deboli ma inesauribili) nei momenti critici.

Dopo la trasformazione potremo, rintracciando e recuperando le monete Ying Yang in giro per lo scenario, assumere la forma ninja, costume nero, cappuccio e benda rossa sugli occhi, con la quale non potremo colpire dalla distanza ma potremo usare il bastone ninja per risalire pozzi, agganciarci a sporgenze, dondolarci e lanciarci attraverso le zone più inaccessibili del livello. Inoltre potremo contare su una potente combo di attacco col bastone e una corsa veloce in grado di attraversare terreni pericolosi senza subire danno. L’inconveniente della forma ninja è che ogni moneta riempe un timer che si svuoterà quando assumiamo questa forma o usiamo una capacità speciale e, quindi, non ci sarà mai possibile rimanere in questa forma troppoa lungo (tranne nel livello finale) pertanto dovremo spesso scegliere se usare la forma ninja per esplorare il livello (magari recuperando vite extra e biglietti dorati* in zone nascoste) oppure conservarla per poterla sfruttare più a lungo contro i boss.

Oltre al gameplay, buono, del gioco, colpisce il misto comico-tenebroso delle atmosfere e dei nemici. Vi ritroverete ad affrontare fantasmi dall’aspetto poco minaccioso ma anche ragni metallici giganti e per niente cartooneschi, fiamme con gli occhiali e serpenti di fuoco molto minacciosi, senza dimenticare gli indigeni: paperi pigmei che, vi assicuro, non troverete buffi per niente, nonostante il loro aspetto, quando proveranno a segarvi con lame rotanti yo-yo e moriranno con versi di dolore che personalmente mi han sempre dato i brividi.
Le scene di intermezzo, che accompagnano il passaggio da un livello all’altro, portano avanti la trama con ironia e un tocco di comicità disneyana sempre simpatica (soprattutto nel finale) ma mai bambinesca e la colonna sonora, molto valida, è firmata da Michael Giacchino compositore prolifico nel settore dei videogames ma che più probabilmente conoscerete per aver curato la colonna sonora de Gli Incredibili, Ratatouille e Up (quest’ultima gli è valsa un’Oscar).

Non male, eh?

Procurarsi Cold Shadow, al giorno d’oggi, richiede di scaricare un emulatore per MS-DOS e procurarsi una copia da Amazon.com o per altre vie. Non semplice quindi, ma se siete degli appassionati di Paperino e di retro-gaming penso valga la pena. Altrimenti potete godervi la bella colonna sonora di questo gioco su YouTube (la trovo una ottima OST d’accompagnamento per scrivere o altre attività) o cercarvi un longplay video (della durata di un 90 minuti), sempre sul tubo 😉

*col biglietto dorato si accede a dei livelli bonus, i Babaluao party, dove dovremo compiere imprese particolari come accendere tutti i fuochi di artificio oppure percorrere delle montagne russe su un monociclo per ottenere una serie di bonus da usare nel livello successivo di gioco.

Un film – Il giovane favoloso

Film molto recente di Mario Martone incentrato sulla vita di Leopardi, Il giovane favoloso è il tipico film da visione a scuola con però i suoi due-tre momenti di grande cinema. La storia ripercorre, molto velocemente, la crescita di Giacomo Leopardi nella casa natia a Recanati, sotto la alta guida del padre Monaldo, uomo di grande cultura, reazionario illuminato (per quanto appaia un ossimoro), che costituì una biblioteca imponente e impose ai figli una istruzione rigorosa e a tutto campo, e i sette anni di convivenza con l’amico Antonio Ranieri, prima a Firenze e poi a Napoli.

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Leopardi ancora giovane e “sano”

Sulla trama non c’è gran che da dire, la storia è nota, se non che affronta, per fortuna, il personaggio del Leopardi con la giusta profondità. Il giovane Giacomo cresce nella casa del padre godendo dei piaceri della istruzione e della cultura e il padre è inizialmente orgoglioso di lui e dei plausi che l’opera del giovane primogenito suscitano, al punto da non accettare, quando il figlio comincia a presentare i primi problemi di salute che lo piagheranno per tutta la vita la possibilità, che lo terrebbe protetto, di fargli seguire la via ecclesiastica. Tuttavia, quando Giacomo inizia a intrattenere una fitta corrispondenza con Pietro Giordani, autore che il padre di Leopardi inserisce nella schiatta dei liberali che vorrebbero, facendo l’Italia, danneggiare il Papa e la Chiesa (Recanati era parte dello Stato Pontificio), comincia a sviluppare un atteggiamento iper protettivo nei confronti del figlio il quale, invece, sviluppa il desiderio sempre più forte di andarsene da Recanati e portare la propria mente là dove potrebbe trovare i giusti stimoli e confronti intellettuali. La prima parte del film verte su questo crescente conflitto, e sul formarsi della psicologia di Giacomo, mentre la seconda, con uno stacco di dieci anni, ci mostra Leopardi a Firenze, già inserito nella intellighenza più progressista della Penisola dove, però, spicca come una mosca bianca a causa della sua filosofia di assoluta miserevolezza dell’uomo di fronte alla natura e alla sua sfiducia nel progresso come garanzia di felicità. Questa seconda parte del film segue l’aggravarsi delle condizioni di Leopardi e il suo declino a livello sociale pian piano che le sue opere iniziano a venire a noia agli altri intellettuali per il pessimismo che ne trapela. Il bello di questa parte è che Leopardi, lungi dall’essere, come lo vogliono dipingere i suoi detrattori e come è stato dipinto da tanta critica, un depresso a causa della sua condizione di sofferenza, reagisce causticamente alle critiche, non si abbatte (il suo abbattimento lo mostra nel campo amoroso dove non gliene va bene una) e nonostante abbia la tendenza a commiserarsi o a far ruotare tutto attorno a lui sa mostrarsi anche allegro, spontaneo e si rivela essere, in fondo, persona affettuosa.

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Leopardi ormai gobbo

Dal punto di vista stilistico il film presenta una regia che fa delle scene brevi e dallo stacco netto la sua cifra, assieme a un uso fra il moderato e l’intenso (personalmente l’ho notato di più nel primo tempo) della steadicam. La prima metà del film non viene assolutamente beneficata da questa scelta. Gli stacchi così repentini, che passano da un momento all’altro della stessa giornata come da un momento all’altro di un anno o di un periodo di più anni, risulta ridondante nella fase della storia in cui, alla fin fine, Leopardi non fa che studiare, scrivere, girare per boschi, stare male e spiare la figlia dei vicini con poche scene memorabili o di svolta. Nella seconda metà del film, invece, quando ha più senso elidere porzioni di tempo per passare da un episodio significativo all’altro, questa regia si rivela più azzeccata e adatta alla fruizione fino a diventare trasparente al punto da non notarla, come dovrebbe essere la regia di film biografico.

Costituiscono una, felice, eccezione due o tre scene in cui Leopardi immagina e fantastica, dando vita dentro di sé alle immagini riversate nelle sue opere, e dove la regia torna a farsi ben presente mentre, ad esempio, mostra una Natura antropomorfizzata sovrastare il poeta. In altre scene, come fossero monologhi rivolti allo spettatore, Leopardi declama alcune delle sue poesie più famose, e se la scena in cui declama l’Infinito sembrerebbe, più che una presa di coscienza, una scena messa lì giusto perché l’Infinito doveva starci, la scena de La ginestra rende perfettamente il senso della filosofia leopardiana, chiude il film come meglio non si sarebbe potuto e colpisce per la sua forza visiva, oltre che per le parole del grande autore.

Degna di nota la colonna sonora che, con un coraggio che apparirà piccolo oltre confine ma che deve essere stato considerevole visto che parliamo di un film biografico su uno dei principali poeti italiani e, per di più, sponsorizzato dal settore pubblico, sottolinea alcune delle scene più intense con canzoni moderne, in inglese! Gli attori, infine, sono tutti molto azzeccati e all’altezza del ruolo senza alcuna caduta di recitazione o anello debole. Segno di un lavoro certosino del casting, degli attori e della regia. Elio Germano, chiamato a interpretare il Favoloso, è semplicemente immenso e si conferma come uno dei migliori attori italiani in circolazione al momento (basti pensare che, viste le molte scene in cui deve scrivere, ha studiato la grafia di Leopardi fino al punto di riuscire a riprodurla perfettamente!) Un film che, come ho detto, finirà inevitabilmente con l’essere propinato a generazioni di ragazzi delle superiori nei pigri pomeriggi di approfondimento scolastico (che le ore di italiano sono troppo poche per usarle per i film, sciocchi!) ma che vale la pena anche se si ha finito il liceo da un pezzo. A patto, ovviamente, che vi solluccheri l’idea di assistere a un film sulla vita di un poeta sciancato, soggetto che mi rendo conto non può interessare a tutti*

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“Che facciamo oggi?” “Un cazzo, guardiamo il panorama” “Al solito”

*A me il soggetto interessa e il film me lo sono goduto, anche se a causa della mia ipocondria e dei miei eterni problemi di schiena (che mi hanno reso particolarmente sensibile alla visione di gobbi e all’argomento gobbe in generale) son stato tutto il tempo del film così forzosamente diritto e impettito sulla sedia del cinema che a vedermi avreste detto ch’ero stato impalato con una scopa. Quest’oggi niente bonus track che non mi viene in mente niente. Al prossimo appuntamento con Voci dalla tana 😉

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6 pensieri su “Voci dalla tana – III

  1. Daniele in ha detto:

    Leopardi è responsabile dei 3/4 della mia incapacità di avvicinarmi più di un metro a un libro di poesie, ergo il film lo eviterò 😛 anzi, aprirò un progetto di crowdfunding per creare una macchina del tempo da usare per impedire la nascita di quell’uomo ^ ^
    Il gioco è curioso, ma quanto è difficile in una scala che va da 1 al primo Rayman? Perché anche li ho messo una taglia, grrrr! Ma Cold Shadow sembra simpatico, anche col mischione di voodoo ninja (lol) 🙂
    Sandman… non c’è molto da dire, è un pezzo davvero grosso da mettere in campo – e Death è la darkettona più bella di sempre (oltre a essere una rappresentazione della morte un po’ più originale di “E ora porterò l’oblio eterno nel mondo, mwahahahah!!!1!!1”).
    Mi hanno detto che ora l’universo Vertigo è parte integrante della continuity supereroica, dunque non dovrebbe esserci più solo Zatanna in trasferta su Hellbalzer, ma anche Constantine a tu per tu con i supereroi (e so di una storia con le Lanterne nere in cui un defunto Lex Luthor si fa due chiacchiere con Death). Non so dove porterà tutto ciò, ma devo verificare 😛

    • Povero Leopardi, ma vabbé ognuno ha i suoi gusti ^^’

      Considera che fuori dal recinto degli strategici/GDR sono un videogiocatore assolutamente medio-scarso, quindi mi verrebbe da dirti che ha una difficoltà in linea coi platform dell’epoca senza essere frustrante. Secondo me è difficile il giusto ma può anche essere che dopo averlo giocato tornerai qui a lamentarti che era troppo semplice 😛

      Della storia con Lex Luthor e Morte ho scoperto proprio oggi, cercando immagini per il post e ne sono rimasto molto sorpreso :O
      Se segui i fumetti DC tienimi aggiornato sugli sviluppi dei personaggi di Sandman nell’universo DC per favore, che se c’è qualcosa di valido vedrò di procurarmelo.
      Io, per certo, il 31 ottobre vedrò di mettere le mie impazienti mani sul primo numero dell’edizione italiana di The Sandman: Overture, il prequel che dovrebbe spiegare come ha fatto Sogno a finire intrappolato da un umano *_*

  2. Daniele in ha detto:

    Quel Sabbiauomo lo attendo anche io. Per quanto riguarda il fumetto DC in genere, coi prezzi della Lion e la quantità immonda di roba che butta sul mercato in Italia proprio non posso starci dietro, purtroppo (i supereroi DC mi hanno sempre affascinato in modo diverso da quelli Marvel, ma senza un lavoro potrei pigliare solo roba autoconclusiva). Ti posso dire che ho visto Constantine in parecchie copertine…
    Se ti va bene anche roba non pretamente Vertigo, ma che ci starebbe bene per qualche motivo, ai tempi della Planeta comprai i 7 soldati della vittoria (sceneggiato da Morrison con discreti picchi di LSD) e un albo di Etrigan (il demone rimatore) fatto da Matt Wagner. Molto cupo…

  3. LiveALive in ha detto:

    Non ero a conoscenza di questo film su Leopardi: credo davvero che lo recupererò.
    Io non ci capisco niente di poesia, sai? Niente, niente, niente: Dio mi ha donato dell’incapacità di notare un qualsiasi ritmo. Però Leopardi lo amo comunque molto.
    Di Leopardi leggo spesso lo Zibaldone: ogni tanto scelgo un argomento dal l’indice, e mi leggo quello che pensa. È un ottimo libro da comodino… Ehm considerando quanto è voluminoso non lo terrei sul mio piccolo comodino, ma la logica è quella.
    Mi spiace invece che non abbia mai scritto vere prose narrative. Le operette morali sono una vera Opera, ma sono o dialoghi sulla scia platonica, o racconti filosofici su quella di Voltaire; non sono proprio racconti.
    So però che nello Zibaldone esistono progetti di racconti o romanzi, o comunque idee di trama. H sempre trovato molto interessante leggere i progetti abbandonati dei grandi autori. D’Annunzio, per esempio, ne ha lasciati tantissimi,così come Tostoj. Si possono riprendere, si può trarre ispirazione, possiamo completare il loro lavoro…

    A casa ho un po’ di film che trattano della vita degli autori. Mi viene in mente I Demoni di Sanpietroburgo. Parla della vita si Dostoevskij? In realtà è più una fiaba con protagonista Dostoevskij: molti degli eventi sono reali, ma l’intreccio generico, col matto che confessa il complotto al Dosto, è fantasia. Ma la vita di Dostoevskij è già di suo simile a un romanzo, quindi ti viene sempre da dire “mah, guarda, potrebbe essere andata davvero così”. Io poi ne ho una versione col commento del regista scena per scena: è molto interessante.
    Altro film è “l’ultima stazione”: parla della vita di Tolstoj, anche se Tolstoj ha tanto spazio quanto Bulgakov. Bulgakov (assistente di Tolstoj, non lo scrittore de Il Maestro e Margherita) è storico, ma la sua vicenda nella comunità tolstojana è inventata. Tutte le scene di vita di Tolstoj, invece, sono reali.
    C’è spesso questa diatriba, no? Da un lato c’è chi dice che solo ciò che è reale emoziona davvero, dall’altro c’è chi dice che non ha senso che l’arte replichi la realtà così com’è e deve essere solo verosimile. Questa è una buona via di mezzo: da un lato abbiamo una storia inventata da zero, dall’altra la rappresentazione di una cosa assolutamente reale.
    In realtà, però, il pensiero di Tolstoj è stato modificato, temo solo per renderlo più appetibile al pubblico di oggi. Per carità: l’aspetto di Tolstoj è perfetto, così come la sua mimica (ci sono alcuni video originali) e il tono della recitazione (anche qui, abbiamo rarissime registrazioni). Ma il pensiero non è il suo.
    Per esempio, in una scena Tolstoj confessa a Bulgakov di aver fatto un sogno erotico. Bulgakov gli dice di non tormentarsi, ma Tolstoj ci ride sopra, per dire che il sogno gli era piaciuto. Il sogno è reale, Tolstoj lo ha scritto nel suo diario (curiosità: i diari di Tolstoj – lunghissimi! – li trovi gratis e in italiano in rete), ma in realtà non ci ha riso sopra, anzi, se ne è tormentato per tutto il giorno!
    Tolstoj era un santo, ma era anche l’uomo che nella postfazione alla Sonata a Kreutzer arriva a dire che il dovrà accudire i figli è la punizione per aver fatto sesso.

  4. Daniele in ha detto:

    Allora, Hendioke, che ti pare di Sandman Ouverture? Capitano da subito cose grosse, ma metà dell’albo italiano è occupato non dal fumetto (interessante approfondimento, ma mo’ tocca aspettare un mese per vedere dove si andrà a parare). Scelta curiosa la pagina pieghevole (immagino fosse così anche in originale)…

    • Cose grossissime! La pagina era così anche in originale, si comprende dalle tecniche annotazioni del disegnatore nelle pagine di approfondimento, ed è una figata! Il problema adesso è attendere un mese, io lo voglio ora 😦

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