Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

“Stiamo lavorando per voi” parte seconda, Le Pagine Spezzate

Come avrete notato, o forse no, adesso ogni articolo non breve (cioè la quasi totalità) del blog dispone dell’opzione “Continua a leggere”. Quando iniziai a curare questo spazio ero troppo niubbo per pensarci ma mi sono reso conto, col tempo, che la lunghezza media dei miei post rendeva navigare nella home di Hendioke’s Lair una maratona di scrolling.

Adesso dovrebbe essere più semplice recuperare i vecchi articoli senza farsi venire un indice grande quanto il polso a forza di girare la rotellina (ma vi consiglio di non trascurare questa ginnastica 😉 ) e senza dover ricorrere alla tendina dell’archivio che è un metodo, ahimè, molto impreciso e che prometto sostituirò con qualcosa di più pratico appena sarò un po’ meno niubbo nell’uso di WordPress (sì, mi sento ancora niubbo dopo 2 anni di permanenza…)

A presto con una recensione che spero di riuscire a metter su prima del prossimo Voci dalla Tana 😉

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7 pensieri su ““Stiamo lavorando per voi” parte seconda, Le Pagine Spezzate

  1. Christian Stocco in ha detto:

    Per quanto riguarda la rotellina del mouse, twitter e tumblr mi hanno fatto venire la tendinite, quindi pollice alto per la tua scelta

  2. LiveALive in ha detto:

    Immagino che per la prossima recensione ti ispirerai alla struttura della mia analisi del Deserto dei Tartari, vero?

  3. pienotto in ha detto:

    Comunque, a proposito della struttura, preferisco precisare qua quello che intendevo…
    In un post sul suo blog avevano chiesto a Mozzi come mai un libro gli sembrasse bello. E lui ha detto che gli sembra bello, e basta, perché un giudizio di valore di questo tipo non è argomentabile fino in fondo.
    Che vuol dire? Semplicemente che non troverai mai l’argomentazione assolutamente oggettiva in grado di mettere tutti d’accordo.
    Per non essere fazioso, prendo un esempio direttamente dal tuo blog: il punto di vista. C’è chi dice che il cambio crea confusione, e tu dici che non ne crea; c’è chi dice che riduce l’immersione, e tu dici che ci sono narratori extradiegetici altrettanto immersivi, eccetera. È una cosa studiata anche neurologicamente: davanti agli stessi stilemi, diversi cervelli possono avere reazioni anche molto diverse.

    Come risolvere la cosa? Con l’assoluta oggettività. Non scrivi cioè “il narratore è extradiegetico, quindi non immersivo”, né”il narratore è extradiegetico, quindi immersivo”. Scrivi solo “il narratore è extradiegetico”, punto: ognuno può trarre le sue conclusioni.

    Questo vuol dire che non devi esprimere giudizi di valore? Bah, secondo me non è necessario, ma puoi farlo comunque. L’importante è separare nettamente, anche in modo fisico, l’esposizione degli stilemi dal giudizio sui loro effetti. Inoltre, più che un giudizio complessivo sarebbe meglio mettere una serie di indicazioni per i diversi tipi di lettori, del tipo: se cerchi azione questo Deserto non ti piacerà, se cerchi atmosfera e inquietudine potrà piacerti, eccetera.

    Quindi ecco come ti consiglio io di strutturare la recensione:
    – esposizione della struttura della trama
    – tuo giudizio in merito
    – esposizione degli stilemi relativi alla form- tuo giudizio in merito e argomentazione con ampie citazioni
    – citazione di un lungo brano esemplare o indicazione dell’anteprima da leggere
    – giudizio complessivo secondo la possibile visione di più tipologie di fruitori

    Nella mia analisi ho rispettato questo schema? Bah, più o meno… In realtà ho finito per fare un qualcosa che non va bene per chi il libro lo ha già letto – perché dice cose che già sa – né per chi deve ancora leggerlo – perché spoileroso. Conosco però chi lo aveva già letto, e mi ha detto di averlo apprezzato… Quindi credo vada bene, e soprattutto credo possa piacere a chi vuole riflettere sugli effetti di certe scelte.
    Magari fallo leggere alla morosa, o al babbo, che il libro lo conoscono già, e vediamo se concordano con quanto dico.

    • Ho letto sia quel pezzo che quello sulla rapidità ieri e devo dire che mi sono piaciuti molto, soprattutto quello sulla rapidità perché era, in certo senso, più strutturato. Nella analisi del libro di Buzzati si capiva che, come accade a volte (a me capita spesso) avevi in mente uno schema che non sei riuscito a seguire fino in fondo.
      Comunque entrambi i brani fanno il loro dovere e introducono, per l’addetto ai lavori, interessanti riflessioni e espongono bene tecniche che magari non conosce.

      Spero vivamente che aprirai un sito di recensioni e articoli così strutturati, sarebbe un bene per molti 🙂

      Da par mio credo porterò avanti il mio schema
      – introduzione (eventuale)
      – ambientazione
      -trama
      -stile
      -analisi

      adattandolo di volta in volta perché non tutte le opere mi stimolano di parlare di loro allo stesso modo e non riuscirei a seguire uno schema così rigoroso (e, soprattutto, non sempre avrei il tempo di compiere un lavoro così approfondito) ma condivido il fatto che non è possibile dire, oggettivamente, questo meccanismo è coinvolgente/estraniante/appassionante/noioso e ci si deve limitare a far presente la propria opinione e lasciare il lettore libero di farsi la propria idea.

      Anche se questo non toglie, secondo me, che è possibile disinnescare alcune convenzioni recentemente createsi che hanno teso a confondere i piani di analisi e giudizio, come nel caso del POV dove il giudizio negativo sul cambio di POV è lentamente diventato una analisi sbagliata di questa tecnica 🙂

  4. LiveALive in ha detto:

    Infatti l’analisi del Deserto l’ho scritta anche per far vedere come certe tecniche, come appunto il cambio del punto di vista, potessero essere usato in modo diverso ma intelligente per poter ottenere dati effetti. Per far vedere, insomma, che non è necessario applicare i criteri in modo acritico, ma che si può ragionare di volta in volta a seconda delle circostanze e del sistema che il romanzo si crea. E, più in generale, per far vedere che si può fare una analisi citando singole frasi anche per elogiare e non solo per stroncare (ho conosciuto blogger che, mi hanno detto, ritenevano inutile argomentare le recensioni positive… Bah!).

    Quella sulla rapidità è meglio strutturata perché è la riscrittura di un altro articolo più confusionario XD anche quella l’ho scritta per mostrare che ci sono potenzialità in tanti tipi di scrittura, e che sono molti i sistemi in base ai quali un’opera può funzionare: non tutti devono far creare un “teatro mentale”, perché si può ottenere una esperienza piacevole anche per altre vie.

    A tal proposito, ammetto che mi piacerebbe scrivere un’analisi di quel tipo su Stoner. Per farlo però dovrei rileggerlo, cosa che farò sicuramente in futuro perché è troppo bello, ma non ora, ché ho troppe letture arretrate.
    Farò presto, invece, l’analisi di Fight Night, di Stefano Trucco, perché conosco l’autore e so che tiene a un mio parere. Mi piacerebbe anche, per lo stesso motivo, analizzare qualcosa di Alessandro Forlani.
    Prima di poter organizzare il tutto in un sito, però, ci vorrà del tempo, forse degli anni. O forse mi prendo un fine settimana libero e vedo che riesco a combinare XD

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