Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Voci dalla tana – V

Benritrovati con un altro post di segnalazioni che spero siano anche oggi interessanti 🙂
Vi avevo promesso una recensione prima di questo post ma non ce l’ho fatta. Confido sarà per settimana prossima ^^’

Un libro – Dracula

Oggi parliamo brevemente di un pezzo da novanta della letteratura moderna. Bram Stoker, con il suo romanzo Dracula, ha avuto il merito di prendere un soggetto, il vampiro, fino a quel momento noto solo alla cerchia della letteratura gotica e dei suoi appassionati (si pensi a Carmilla di Le Fanu che precede di un quarto di secolo il Conte o al Vampiro* di Polidori che nel 1819 definì le caratteristiche che il mostro avrebbe avuto nell’epoca successiva) e portarlo alla fama mondiale ritagliandogli uno spazio nell’immaginario collettivo.

Stoker nel far questo inventa poco di suo. Le due opere citate al paragrafo precedente avevano, infatti, già ben fissato le caratteristiche del vampiro moderno modellandolo sulla versione balcanica di questo mostro dalla storia plurimillenaria e dai molteplici sembianti. Lo stesso termine inglese che lo definisce, vampire, affonda le sue radici nel vampir croato/serbo ed è approdato nell’Oxford English Dictionary nel 1734 passando attraverso la lingua tedesca prima e quella francese poi.
Non è affatto impensabile, quindi, che assieme al nome anche la concezione balcanica di questa creatura abbia viaggiato lungo l’Europa fino ad approdare sulle coste di Albione o che gli scrittori del XIX secolo, interessatisi a questo mostro, siano andati a cercarne la storia nel folklore da cui era giunto il termine a loro noto per identificarlo riprendendone i tratti e aggiungendovi il binomio alta levatura sociale/bassa morale tipico del genere gotico.

Fatto sta che quando nel 1897 Stoker decise di dire la sua the vampire era già l’aristocratica creatura delle tenebre, in grado tuttavia di vivere alla luce del sole**, che sceglie le proprie vittime con cura seducendole prima di ucciderle bevendone tutto il sangue e dedita, alle volte, a piani di pura malvagità non strettamente attinenti al bisogno di nutrirsi ma meramente accessori.

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Bela Lugosi, primo interprete ufficiale*** del Conte Dracula, è stato determinante nel fissare l’iconografia del vampiro aristocratico e mitteleuropeo per i decenni seguenti

Quello che Stoker fece fu di spiegarlo, tirarlo fuori dal tenebroso mistero tessuto dalla precedente letteratura gotica mostrando per la prima volta come facesse a nascere un vampiro (dando il proprio sangue alla vittima o con un particolare morso), accrescerne i poteri (concedendogli di volare, penetrare nelle stanze chiuse e controllare la mente umana e animale) e imponendogli dei limiti ben precisi (la necessità di dormire sulla propria terra, l’avversione all’aglio ecc.).
Ne fece, insomma, un personaggio che, pur conservando molto del suo mistero, fosse comprensibile al pubblico e in grado spaventarlo per quello che poteva fare (soprattutto per la possibilità di creare altri vampiri) più che per il mistero che rappresentava. Inoltre gli creò degli antagonisti e mise in piedi un conflitto fra il mostro e gli eroi che fosse centrale nella narrazione, cosa inedita per il filone vampirico e rara nel genere gotico, vinto alla fine dai buoni.

Per quanto possa suonare eretico detto oggi, quel che Bram Stoker fece non fu troppo diverso da quello che avrebbero fatto opere successive come Intervista col Vampiro, Blade o Buffy; prendere una figura letteraria forte (il vampiro di Polidori e Le Fanu era sommamente archetipico) e costruirle attorno un contesto, imprigionarla in delle regole, semplificarla e, in un certo senso, volgarizzarla a favore di pubblico.

Intendiamoci, il Dracula di Bram Stoker è ancora un archetipo di creatura malvagia, di diavolo seduttore e mortale in grado di prendersi non solo la tua vita ma – ed è la più importante aggiunta del Maestro irlandese – la tua anima, e un personaggio di grande e fascinoso mistero ma al tempo stesso è un personaggio che si presta a uno schema narrativo collaudato da romanzo di intrattenimento. Il conflitto fra Dracula e le persone che si coalizzano contro di lui, a partire da Harker e Van Helsing, è ben lontano dalle angosciose trame tipiche dei romanzi gotici e si rivolge a un pubblico interessato più a farsi appassionare da una storia che a esplorare gli oscuri abissi dell’animo umano e i terrificanti pericoli del soprannaturale.

Non a caso il romanzo Dracula, pur venendo molto apprezzato dalla critica, non colpì subito il segno poiché il pubblico vittoriano, consumatore abituale della letteratura gotica, non riuscì ad appassionarsi a un romanzo così di intrattenimento. Successivamente, quando i gusti cambiarono, Dracula (complici i primi adattamenti cinematografici****) sfondò presso un pubblico nuovo che voleva intrattenimento, profondo ma intrattenimento, e letteralmente si innamorò del Conte fino a renderlo l’archetipo del vampiro contemporaneo, scolpito nell’immaginario collettivo del XX secolo. Il resto, dalle derive che questa figura prese da Intervista col vampiro in poi, è storia.

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Anche Coppola, facendone un dandy dannatosi per amore, ci ha messo il suo…

 

Mi rendo conto di aver parlato poco del romanzo in sé ma alla fine cosa c’è da dire che già non si sappia? Dracula resta ancora oggi un romanzo potente e affascinante, che non mostra affatto il suo secolo e oltre di vita. La scelta di Stoker di raccontare la storia ricorrendo solo ai diari dei protagonisti (e a un articolo di giornale) oltre a essere in linea con lo stile gotico garantisce una sorta di immortalità stilistica, perché di fronte alla narrazione diretta dei protagonisti non ci sono menate sullo show don’t tell che reggano ma conta solo la qualità del racconto che in Dracula è altissima, e un disvelamento graduale della trama avvincente attraverso le diverse e ben caratterizzate voci di molti personaggi.

Insomma, se non l’avete mai letto vi consiglio caldamente di farlo, sia per scoprire un grande classico sia per comprendere un punto di svolta nella storia di una figura, quella del vampiro, che è con noi da molto tempo e rimarrà con noi per molto tempo ancora (speriamo) 🙂

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Ma soprattutto speriamo di poterci dimenticare presto di questa puttanata. I vampiri sono figli delle tenebre dediti al male e al massacro, per Dio!

 

* La genesi de Il Vampiro di Polidori è affascinante. Il racconto venne scritto durante la permanenza di Polidori, in qualità di medico personale di Lord Byron, alla Villa Diodati, sul Lago di Ginevra, l’estate in cui ospiti della villa erano anche i coniugi Shelley. Era il 1816, l’anno senza estate, e durante tre giorni di forti piogge gli ospiti della villa si sfidarono, sopo essersene raccontate parecchie nei giorni precedenti, a scrivere delle storie fantastiche. Sempre in quei giorni e sempre in quel luogo, per dire, venne scritto Frankenstein, o il Prometeo moderno 🙂
** Che la luce del sole sia mortale per i vampiri è un aggiunta successiva della letteratura del XX secolo anche se già all’epoca era assodata la convezione per cui i vampiri preferiscono vivere di notte e dormire di giorno.
*** Il primo a portare il celebre vampiro al cinema fu Murnau con Nosferatu, dove viene data del mostro una immagine deforme e realmente mostruosa. A causa di problemi di diritti d’autore Murnau eliminò tutti i riferimenti all’opera originale, motivo per cui non può considerarsi il Nosferatu di Murnau il primo adattamento di Dracula, ma questo non lo salvò dal perdere la causa con gli eredi di Stoker ed è solo perché Murnau salvò una copia del proprio film (che venne condannato all’eliminazione) se oggi possiamo ancora godere di quest’opera.
**** E non è un caso che Dracula, fra le tre storie citate, sia stata la prima a venire adattata per lo schermo e quella che è stata adattata più spesso. Ruotando attorno a un conflitto fra parti ben determinate si presta molto più di Carmilla, che pure ha avuto qualche adattamento, dove ogni parvenza di conflitto è relegato alle ultime pagine. Il Vampiro di Polidori, d’altra parte, mancando di una risoluzione positiva della vicenda e per la sua struttura narrativa non è mai stato adattato.

 Un videogioco – Grim Fandango

Di questa stupenda avventura grafica conto di scrivere una recensione quando ne uscirà l’adattamento per PS4, per intanto penso meriti di essere segnalata, anche se di difficile reperibilità, per la bellezza delle sue idee di ambientazione e design.

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Grim Fandango, prodotto della mai troppo compianta Lucas Arts e di quel geniaccio di Tim Schafer (uno dei designer di punta di quella compagnia), uscì in un periodo di fervente rivoluzione del medium videoludico causato dall’avvento, sul finire degli anni ’90, del 3D. Abbiamo già sfiorato la questione con la segnalazione di Final Fantasy VII. Con l’arrivo di questa nuova tecnologia tutti gli sviluppatori furono costretti a fare i conti con le nuove possibilità date dalla tridimensionalità e, soprattutto, con le aspettative grafiche dei giocatori che da quel momento in poi si sarebbero attestate su un nuovo standard. Se per alcuni generi, come gli FPS, si trattò semplicemente di aggiornare il proprio impianto grafico altri dovettero ripensare in parte o in tutto le proprie meccaniche, non sempre con felici esiti.

In particolare le avventure grafiche tradizionali, nell’ambito delle quali la Lucas Arts era una delle regine indiscusse, si ritrovarono a dover fare i conti con l’emergere di giochi adventure di nuova concezione in grado di ibridare enigmi, platform e sparatorie in titoli che, commercialmente parlando, erano degli assi pigliatutto. L’uscita di Tomb Raider, in particolare, spinse i capoccia della Lucas Arts a correre ai ripari tentando l’integrazione della tecnologia 3D e delle novità culturali (un diverso approccio ai controlli e agli scenari) che ne erano seguiti nelle classiche avventure grafiche.

A capo dell’ardito esperimento venne messo Tim Schafer che fin dalla conclusione del lavoro su Full Throttle aveva in mente di realizzare un videogioco basato sul folklore messicano.

Schafer e il suo team decisero di realizzare il gioco con personaggi e oggetti in 3D posti in azione su sfondi pre-renderizzati e di abolire alcune convenzioni tipiche delle avventure grafiche: puntatore e inventario. Il puntatore serve a indicare al personaggio guidato dal giocatore dove muoversi e con cosa interagire e il giocatore stesso, tramite esso, può interagire direttamente con elementi di gioco, specificamente con gli oggetti raccolti nell’inventario: una finestra dove finiscono tutti gli oggetti raccolti negli scenari, necessari a risolvere gli enigmi che ostacolano il personaggio, e dove è possibile analizzarli e combinarli fra loro prima di ordinare al personaggio di usarli in qualche modo.

In Grim Fandango questi due elementi vennero sostituiti da un sistema di comandi a tasto e dalle tasche del protagonista, Manny Calavera. Il giocatore muove Manuel attraverso le frecce direzionali (o i tasti WASD), quando questi si trova vicino a un oggetto con cui è possibile interagire volge la testa in quella direzione e il giocatore può impartirgli il comando di interagirvi premendo un altro tasto. Al momento di usare gli oggetti un altro tasto ancora ci porta nella soggettiva del protagonista, e possiamo fargli tirare fuori gli oggetti uno per volta dalla sua tasca facendogli tenere poi in mano quello che sceglieremo.

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Questa scelta di design aiutò molto l’immedesimazione in Calavera dei giocatori e aumentò la sensazione di trovarsi a una sorta di pellicola noir interattiva più che di fronte a un gioco rendendo l’atmosfera di Grim Fandango più immersiva, grazie anche allo spettacolare uso, per l’epoca, del 3D.

E come avrete capito dalle immagini l’ambientazione di Grim Fandango è tutto tranne che normale o quotidiana 😀

La storia si svolge niente di meno che nell’Al di là. Più esattamente un Al di là di matrice messicana e, quindi, precolombiana, ma con forti influenze Art Deco.

I personaggi sono ispirati alle calaca messicane (le bamboline vestite a festa che si creano ed esibiscono per il giorno dei morti) e ai teschi di zucchero e i teschi colorati sempre del chiassoso Dias de Muertos messicano. L’ambientazione, come detto, un po’ riprende il folklore messicano e un po’ l’Art Deco e le città anni ’30 (lo stesso si può dire per gli abiti dei personaggi) e tutto il gioco, dagli ambienti alle musiche, passando per dialoghi e trovate narrative, riprende il meglio del genere cinematografico noir degli anni ’40 e ’50. Si tratta di una ambientazione costruita con grande sapienza e una forte dose di ironia, tipica della Lucas Arts dei tempi d’oro e di Schafer, che la rende un posto che piacerebbe visitare, nonostante si debba morire per andarci 😀

Il protagonista, Manuel Calavera appunto (calavera è un termine spagnolo colloquiale per teschio), è un agente di viaggio del Department of Death, ente preposto a raccogliere le anime dei defunti e vendere loro pacchetti di viaggio per il viaggio di 4 anni che conduce al Nono Sottomondo: destinazione finale di tutte le anime.
I neo defunti possono comprarsi un pacchetto coi soldi coi quale sono stati seppelliti (ma è una usanza che sta andando perdendosi) oppure con le buone azioni compiute in vita: più e migliori sono, di maggior lusso potrà essere il pacchetto acquistato.

Manny, all’inizio del gioco, è frustrato dal fatto che da una vita non gli capitano più buoni clienti ma solo mezze tacche che non hanno diritto a niente, tranne, giusto, un bastone da passeggio con bussola incorporata. La mancanza di buoni clienti non solo è frustrante a causa delle continue vanterie del suo collega Domino Hurley, che tratta solo anime spiritualmente ricchissime, ma anche perché senza anime adeguatamente facoltose non potrà mai ripagare il debito che lo tiene legato al suo lavoro al DOD.

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Deciso a dare un taglio alla situazione nei primi momenti del gioco Manny brigherà per fregare un cliente a Domino e noi dovremo aiutarlo nell’intento. Riuscirà, ottenendo come cliente la bella e santa Mercedes “Meche” Colombar, ma le cose precipiteranno. Mercedes verrà rapita e Manny, dopo aver scoperto di essersi infilato dentro gioco più sporco di quanto pensasse, dovrà cercare di ritrovare Meche e di restare vivo, due compiti non semplici.

Il gioco si svolge nell’arco di 4 anni ma noi giocheremo solo il 2 novembre (il Giorno dei Morti, festa nazionale nell’Al di là) di ognuno di questi anni. Ogni giorno vede Manny in un luogo diverso e intento in diverse attività, noi lo seguiremo ogni volta in un giorno di svolta della sua non vita e scopriremo anche che cosa avrà combinato nell’anno trascorso fra un Giorno dei Morti e l’altro.

Grim Fandango, nonostante una bella trama, i plausi della critica, un personaggio ironico e carismatico e un design all’avanguardia fu uno di quei giochi che vendettero poco diventando cult imprescindibili solo successivamente. La Lucas Arts, pur riutilizzando il motore grafico creato per realizzarlo non tentò più la sorte con giochi dal design simile e Grim Fandango rimase una perla solitaria destinata a gloria postuma.

Il mio consiglio, ovviamente, è di farlo vostro appena ne uscirà l’edizione nuova che uscirà anche per PC e Mac 😉

Un film – Beetlejuice

Tim Burton, a mio avviso, è il tipo di regista che o si ama o si odia. O una persona apprezza i suoi personaggi freak pieni di umorismo macabro e la leggerezza delle sue fiabe gotiche dove l’inquietudine scorre sottile sul fondo oppure lo vedrà sempre come uno che gioca coi pupazzi (che siano veri pupazzi animato in stop motion o attori in carne e ossa).
Personalmente lo adoro, anche se trovo che con Big Fish abbia finito il suo discorso artistico e adesso stia lottando fra il bisogno di pagarsi le bollette e il tentativo di non sputtanarsi 18 anni di onorata e applaudita carriera.

Il film di cui parlo oggi, Beetlejuice, è fortunatamente lontano da questi discorsi essendo il secondo lungometraggio della sua carriera e il primo in cui, complice lo script di Michael McDowell, emergono i prodromi del suo iconico stile.

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La storia vede protagonisti due giovani sposi , Barbara e Adam (Geena Davis e Alec Baldwin), che decidono di sistemarsi in un paesino di campagna, in una casa da ristrutturare amorevolmente con le proprie mani. Mentre tornano alla casa in macchina fanno un incidente per evitare un cane e finiscono nel fiume. Usciti miracolosamente dall’auto e tornati a casa scoprono di essere morti grazie a una serie di indizi, fra i quali il più inequivoco è la comparsa di un Manuele per Recenti Deceduti su un tavolo.

I due scoprono che da morti le dimensioni si distorcono e adesso la porta di casa loro non da più su un giardino ma su un deserto pieno di vermi giganti. Rinchiusisi in casa i due poveri spettri attendono che accada qualcosa e, purtroppo, qualcosa accade poiché la loro casa viene acquistata dai Deetze: un imprenditore immobiliare, Charles, la seconda moglie con aspirazioni artistiche, Delia, e la figlia di lui, l’adolescente goth Lydia. Accompagnato dal fedele arredatore Otho i Deetze vogliono trasformare la casa in un incubo architettonico country-minimal e Adam e Barbara, scontenti della situazione, decidono, usando il manuale, di cercare aiuto nell’Altro mondo scoprendo che morendo si può sfuggire a tutto, ma non alla burocrazia.

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E sì che con tutta la gente che muore ogni giorno uno si aspetterebbe che almeno dall’Altra parte sia tutto informatizzato!

Purtroppo, causa disguidi, carte mancanti e le solite menate, Adam e Barbara scoprono di dover rimanere 125 anni legati alla loro casa prima di poter trapassare e raggiungere l’Al di là e che nessuno può dare loro una mano. Se vogliono liberarsi della famiglia che ha occupato casa loro dovranno spaventarli da sé. In verità qualcuno il suo aiuto glielo offre: Beetlejuice (un eccezionale Michael Keaton), ex assistente di Juno (l’assistente sociale dell’Al di là), che si definisce un bioesorcista, disposto a occuparsi del loro problema di umani. Disgustata dalla sua persona e dal suo atteggiamento Barbara convince Adam a rifiutare il suo aiuto e a scacciare gli umani da soli.

Incapaci a spaventare chicchesia Adam e Barbara ottengono solo di attirare l’attenzione della famiglia che ha invaso casa loro e se Lydia accetta di buon grado di aiutare i fantasmi nella loro impresa contro i suoi genitori, Charles vede nella presenza di spettri la possibilità di fare della cittadina una gigantesca attrazione turistica per guadagnare un sacco di soldi.

Da qui in poi si metterà male per i due spettri che si vedranno costretti a invocare Bettlejuice. Le cose dopo andranno ancora peggio e dovrà essere Lydia, stavolta, a evocare lo sboccato spirito per salvare i due fantasmi ma Beetlejuice prometterà di aiutarla a un patto, che lei diventi sua moglie.

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Avanti, quale donna non sposerebbe questo bocconcino?

 

La forza di questa pellicola sta nell’efficacia delle trovate (il manuale, la burocrazia dei morti, le dimensioni distorte ecc.) alla base della sua storia, invero molto semplice, e nel vero protagonista, non protagonista, di questa storia: Beetlejuice. Lo spirito sboccato e caciarone interpretato da Keaton, infatti, non è il protagonista della storia, restano saldi in questo ruolo i due fantasmi Adam e Barbara, assieme alla ragazzina Lydia, ma assume al tempo stesso il ruolo di aiutante e antagonista, dando vita a una figura che assomiglia molto a quella di Tremotino nell’omonima fiaba.
E’ Beetlejuice, infatti e comunque, il risolutore della vicenda, che necessita successivamente di essere sconfitto per segnare il definitivo ritorno all’equilibrio e alla pace. Inoltre è il maggior valore aggiunto alla commedia visto che le battute migliori vengono tutte da lui che, sotto questo aspetto, surclassa tutti gli altri pur validi personaggi.

Si tratta di un film che personalmente vi consiglio, sia che vi piaccia lo stile di Tim Burton sia che non lo possiate sopportare, in questo ultimo caso vedetelo come una sorta di commedia one-man-show con una delle interpretazioni migliori di Keaton e chiudete un occhio sugli elementi goth e timburtiani 😉

In chiusura al post di oggi vi lascio con una scena del film, uno dei tentativi di Adam e Barbara di scacciare gli umani attraverso una possessione. Quello che adoro di questa scena è che non deve essere stato affatto facile recitarla, ballare al tempo di musica e, al tempo stesso, risultare così convincenti nelle espressioni di sconcerto per il fatto di non avere più il controllo del proprio corpo 😀

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11 pensieri su “Voci dalla tana – V

  1. Daniele in ha detto:

    Questo tris di segnalazioni, per me, vale come un poker d’assi: Dracula è uno dei pochi libri horror che un po’ mi abbia inquietato (avevo 15 anni) e non perché io sia particolarmente coraggioso, è solo che trovo sia difficile causare spavento con le parole, anche quando si sia bravi.
    L’ho adorato e soprattutto mi aveva colpito che Dracula, pur con poteri ridotti, non si facesse grandi problemi ad andare in giro di giorno (una cosa che hanno reso in un gioco in scatola, “La furia di Dracula”, sottraendogli le carte coi poterazzi senza lasciarlo inerme).

    Grim Fandango è un gioco su cui sbavo da tempo, il look calaveroso è una figata e me ne hanno detto molto bene alcuni amici che l’hanno giocato: la tua notizia che dovrebbero rieditarlo per PC è un toccasana per la mia piccola scimmia di avventure grafiche. E anche se è un gioco di tipo diverso, ancora oggi rido pensando a un altro gioco dello stesso autore e intitolato “Psychonauts” (poi bestemmio le divinità dei videogiochi come Yu Yevon per il fatto che non sono mai riuscito a finirlo, l’ultimo quadro era un disastro).

    Beetlejuice è uno di quei film che non sfugge ai tornado di citazioni con gli amici, grottesco al punto giusto e pieno zeppo di satira di costume (i morti suicidi costretti a lavorare per l’eternità nella pubblica amministrazione dell’aldilà, i genitori della goth-Ryder increduli come i mortali del Fantasma di Canterville anche di fronte al fatto compiuto – per la maggior parte del film, almeno. E Otho è un personaggio spettacolare: sembra un ciarlatano e basta, invece è pure cazzuto, nel suo modo raffazzonato di agire).
    E poi adoro gli ambienti plasticosi, mi fanno tornare in mente i film di Vincent Price e quei pochi dell’espressionismo tedesco che sono riuscito a vedere fino a ora!

    Fino a ora, il miglior “Voci dalla Tana” di sempre. Ma sono sicuro che riuscirai a superarti 😀

    • Grazie 😀 la soddisfazione di chi legge è una bella ricompensa per me ^^
      Adesso però devo recuperare quel gioco su Dracula! Adoro i giochi in scatola, anche se trovo difficilmente con chi giocarci ^^’

      La riedizione di Grim Fandango la sto attendendo anch’io con trepidazione perché quando comprai il gioco erano passati quasi 10 anni dalla sua uscita e incappai in una sorta di “bug”. In un certo punto del gioco ti trovi in un ascensore e devi compiere una data azione mentre passi di fronte a un piano. I programmatori non hanno mai settato la velocità massima dell’animazione dell’ascensore perché i PC dell’epoca erano troppo poco potenti per farla andare più veloce del necessario, invece sui PC di 10 anni dopo andava come un fulmine!
      Insomma, non l’ho mai finito ;_;
      Psychonauts lo presi su steam ed era buggato ma ora l’ho ripreso su gog, devo solo trovare il tempo di giocarci 😀

      E su Otho concordo che è un ottimo personaggio, fra i personaggi secondari se la gioca con Juno che già solo per il lavoro che fa spacca XD

      Adesso dovrò impegnarmi al massimo per il prossimo Voci dalla tana 🙂

      • Daniele in ha detto:

        La furia di Dracula è un gioco simile a Scotland Yard, ma più complesso: a zonzo per l’Europa ci sono quattro personaggi del libro – compresa Mina – che devono spostarsi di città in città per trovare Dracula e trebbiarlo come merita. Solo che Dracula si sposta, lasciando in ogni posto una sorpresa sgradita (servi alla Renfield, altri vampiri, la peste etc.)
        Una partita può durare molto, specie se il giocatore di Dracula è furbo…
        Il gioco si dovrebbe trovare facilmente in giro, è un po’ caro perché ha molti materiali (va sopra i 40 euro, a memoria) probabilmente puoi trovare molte informazioni su La tana dei goblin, lì parlano di tantissimi boardgame!

  2. Christian Stocco in ha detto:

    Non so se ero troppo imbevuto dagli articoli di Gamberetta bel periodo in cui lessi Dracula ma a me non piacque. L’ho trovata una lettura troppo compromessa dalla forma dell’intreccio epistolare (che implica che non solo il narratore di turno sia vivo e lontano da rischi mortali ma anche che abbia tutto il tempo in quel momento di scrivere) e dalla moralità vittoriana di cui sono imbevuti i personaggi, per cui Dracula é un essere più repellente che affascinante. Certo, qualche traccia di sentimento e sensualità si avverte, ma nascosta molto, molto, molto fra le righe. Trovo migliore l’idea che l’opera in sé. Infatti l’ho trovato ma dentro una collana chiamata “I libri che hanno ispirato i migliori film”

    Io sono passato per entrambe le fasi dell’odio e l’amore di Burton. Prima amore per le sue atmosfere cupe e l’umorismo nero, poi insofferenza per la sua ripetitività (qualcuno ha detto Johnny Deep?) e la malaugurata abitudine di darsi allo storpiamento dei vecchi classici (non lo perdonerò mai di avermi trasformato il Paese delle Meraviglie in un altro dei suoi inferni dai toni seppia). Per fortuna beetlejuice appartiene al primo periodo, quello delle idee fresche, e me lo godo tutt’ora. La graziosa ingenuità degli effetti speciali a cavallo fra ’80 e ’90 mi fa godere come un riccio

    • Che collane che non si inventano per spingere il pubblico a leggere! 😀
      A me invece la forma epistolare piacque un sacco perché al contrario della prima persona al passato semplice hai certezza della sopravvivenza del personaggio solo fino a quel punto. Niente toglie che di lì a poco un altro personaggio potrebbe raccontarne la morte.
      Certo, più si avvicina il finale più l’effetto va scemando fino ad annullare quasi nello scontro finale, è inevitabile 🙂

      Alice nel Paese delle Meraviglie è stata l’amara scoperta che dopo Big Fish il povero Tim s’è esaurito e una ferita ancora aperta nel mio cuore. Sarei stato disposto a non vedere mai più un film fantastico in vita mia all’insegna del “non potrà esistere qualcosa di altrettanto bello” dopo una trasposizione non-sense e immaginifica di Alice fatta da Tim Burton e invece ha fatto una cacatina fantasy-hollywoodiana di una tristezza infinita. E sì che sarebbe bastato anche solo riprendere il Classico animato Disney e farlo live porca pupazza ;_;

      Gli effetti speciali a cavallo fra ’80 e ’90 hanno un fascino unico, concordo. Basti pensare a quelli dei Ghostbusters o quelli più cheap, ma che mi trasmettono sempre un senso di affetto, di Highlander (aka il film più sputtanato dai suoi sequel della storia) 😀

      • Christian Stocco in ha detto:

        La prima persona in generale non mi è mai piaciuta, ma a Dracula vanno date le attenuanti di essere stato scritto un secolo e rotti fa, e ha comunque iniziato un genere, merito che trovo superiore all’opera in sè stessa.
        Tim Burton mi è andato in aceto purtroppo anche a confrontarmi con i suoi fan, che spesso adottano la linea del tifo incondizionato alla Vasco Rossi. Sono andato con uno di questi al cinema a vedere Dark Shadow, che mi ha parecchio annoiato perché voleva essere commedia e horror al tempo stesso senza riuscire bene in nessuno dei due generi (e poi dacci un taglio con Johnny Deep porca miseria, è antimmersivo vedere sempre la stessa faccia in tutti i tuoi film!) lui invece “bello bello bello” senza possibilità di discuterlo. Un po’ di trucco pallido lì un po’ di toni seppiati là e li fai contenti.

  3. Daniele in ha detto:

    E invece ciò che fa Tim Burton è bello bello bello sempre, per contratto!!!1!1!


    Ok, scherzi a parte, quando uno amico non vuol vedere la realtà non ci si può fare granché, oltre a parlare d’altro.
    Tim Burton per me è un po’ come Shyamalan, un esempio di persona che soccombe al peso del proprio talento (solo che Burton ha retto di più): mi chiedo se sia lui (Tim) a voler fare sempre le stesse cose, oppure se gli venga imposto da chi caccia i soldi. Ormai gli ultimi film che ha fatto sembrano quasi più delle parodie dei vecchi, puoi anche divinare con dieci minuti di anticipo il momento della moraletta “i veri mostri sono la gente borghese senza sogni, fuck yeah!”. (Chiedo scusa per la mancanza di eleganza :P)
    E poi via, la dove il gotico non è mai giunto prima.
    Non so voi, ma a me dispiace, è un po’ come scoprire che una persona cara è in ospedale…

    • Concordo. A me Dark Shadow è piaciuto (confesso) ma è una commedia semplice semplice senza troppe pretese, ed è brutto vedere come Tim si sia artisticamente esaurito (anche se Frankenweenie mi ha ridato un po’ di speranza).

      E anche Depp in effetti è sempre più uguale a se stesso ma questo non riesco a capire se è colpa dell’attore (che ad esempio in The Rum Diary ha fornito un’ottima prova) o di Tim che lo fa recitare sempre allo stesso modo u.u

      • Daniele in ha detto:

        Spero che Tim non sbagli questo (ammesso che venga fatto)
        http://www.imdb.com/title/tt1935859/
        Ho letto i primi due libri e mi son piaciuti (due young adult scritti secondo me abbastanza bene. Troppi personaggi, magari).

        E ora una breve digressione… tempo fa mi hai chiesto di avvisarti in caso di notizie sul materiale Vertigo che sconfini in altri lidi. Quello che ho da dirti ti piacerà solo se hai un forte animo trash!
        Crossover Masters of the Universe vs DC Universe, si vedrà un giro di schiaffoni tra Skeletor e John Constantine O__O
        http://dc.wikia.com/wiki/DC_Universe_vs._The_Masters_of_the_Universe_Vol_1_1 (nel capitolo Synopsis for “Crossing over” spoiler sulla trama)
        Tra un paio di mesi dovrebbe uscire anche in italiano (lo pubblica la Lion). Allora ti dirò di più…

  4. pienotto in ha detto:

    Secondo me dovresti scrivere un articolo sulla aspettativa di morte di un personaggio. Si dice che con la prima persona si sa che il personaggio non correrà rischi mortali. Ma diciamocelo: anche in terza persona si sa benissimo che il personaggio principale non morirà.
    La morte sul finale invece haa un forte legame con la tradizione. Ho notato (nei fumetti, invero, mz credo pure nella letteratura) che gli americani hanno una visione incredibilmente positiva della vita: c’è la grande epica sportiva, come il Miracolo sul Ghiaccio, dove quelli più sfigati devono vincere. C’è il vecchio e il mare, cioè l’idea epica che l’uomo “può essere distrutto ma non sconfitto”. L’idea insomma è che la gloria stia nel vincere col proprio impegno, e basta. Hai mai letto Il Grande Romanzo Americano di Philip Roth? Fallo: se riconosci le citazioni, ti fa morire XD
    Gli italiani, al contrario, sono super-pessimisti. Non di accontentano di far soffrire il personaggio, no; il personaggio va massacrato e distrutto su tutti i fronti, e alla fine deve morire. Ma in realtà anche qui c’è epica, solo di tipo diverso: l’epico sta nel resistere, anche se alla fine si muore. Una sorta di neotitanismo… Gli americani credono nel “mi piego ma non mi spezzo”. Noi, duri e puri, siamo rimasti al latino “mi spezzo ma non mi piego”.

    Amo molto la figura del vampiro. È ancora possibile il vampiro classico? Io ho visto tempo fa il vecchio film Nosferatu, e lo ho trovato meravigliosissimo. Un vampiro del genere può ancora essere spaventoso e possibile, ma bisogna prendersi sul serio per riuscirci.
    Più semplice inventarsi il vampiro alternativo,, che è comunque apprezzabile.
    Ti ho già parlato dei videogiochi della serie Boktai, e di Lunar Knight? Sono tra i miei videogiochi preferiti di tutti i tempi, e presentano una serie di “mostri tradizionali” che però sono inseriti in un sistema originale che li rende tremendamente interessanti. In Lunar Knight, per dire, i vampiri sono alleati con gli Immortali, che gli hanno donato la tecnologia per creare un sole artificiale per loro non dannoso. Così i vampiri sono diventati dominatori, e deportano gli umani nella loro città, come cibo, oppure in una torre per fare esperimenti genetici. Ma esiste una resistenza, che usa pistole a raggi solari. Sembra una sciocchezzuola, ma Kojima sa come fare le cose…

    (Sono LiveALive, eh!)

    P.S.: con un amico sto preparando un sito per caricare le mie elucubrazioni e testi. Ma si va a rilento, e ci vorranno mesi prima di vederlo. Quando avrai tempo libero per aiutarmi fatti sentire XD

  5. Kojima ha fatto un videogioco sui vampiri? Per me Kojima è un dio, una sorta di genio incarnato che metà Hollywood deve ringrazia faccia videogiochi e non film se no adesso starebbero sotto i ponti! Deve essere mio *_*

    Sarebbe interessante un articolo sulla morte nelle storie, in effetti, e anche sulla differenza fra approccio americano ed europeo (o italiano) sul tema. Pensa che invece stavo accarezzando l’idea di un articolo sulla differente visione del peplum da noi e negli USA ma mi manca troppo materiale ^^’

    P.S. Mi farò sentire per certo ma ci vorrà davvero tanto, è un periodo della mia vita mooooolto pieno ^^”

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