Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Voci dalla tana – VIII

Benvenuti al nuovo appuntamento con Voci dalla tana che si presenta con la novità di presentare un’unità tematica. Oggi infatti recensirò un fumetto, un film e una serie a tema comune: i vichinghi. Diciamo che è un esperimento, non intendo rendere le prossime Voci dalla tana monotematiche perché ritengo diventerebbero più difficili da scrivere e meno interessanti, ma se l’esperimento dovesse piacere ai miei 3 affezionati lettori abituali potrei replicarlo ogni tanto, qualora se ne presentasse la giusta occasione 😉

Spero vi piaceranno le opere di cui scriverò oggi!

Una serie TV – Vikings

Trattandosi di tre opere di genere storico questa volta le esporrò secondo l’ordine cronologico della loro ambientazione. Cominciamo quindi con Vikings, serie TV di History in nove episodi*, che ci porta agli albori dell’Epoca Vichinga, sul finire dell’VIII secolo.

Protagonista della serie è Ragnar Lodbrok, già citato nei post di questo blog, semi-storico re scandinavo che, secondo leggenda, orientò per primo le vele a occidente razziando le coste delle isole britanniche e dando inizio a quell’epoca di viaggi, migrazioni e invasioni armate che portarono gli scandinavi a essere protagonisti importanti della storia europea e l’Europa tutta a temere le lunghe navi dei vichinghi.

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Ragnar e sua moglie Lagertha, secondo History

Il telefilm di History si propone di narrare la società scandinava agli albori dell’epoca cui i suoi razziatori daranno il nome, più che di rendere su schermo la storia di Ragnar, quindi nel telefilm spariscono i riferimenti ai suoi nobili natali e Ragnar diventa un uomo di umili origini le cui sempre più grandi imprese ricalcheranno in parte gli episodi della vita del Ragnar originario e, in parte, le imprese storiche che han segnato la comparsa dei vichinghi nella storia europea. Il tutto con la giusta dose di licenze storiche e poetiche 😉

La trama vede Ragnar, semplice fattore** dell’immaginario villaggio di Kattegat (Kattegat, in realtà, è il tratto di mare interno racchiuso fra Danimarca e Svezia) vivere con la moglie, la fanciulla dello scudo Lagertha, e i figli sotto il comando del conte Haraldson, il quale ogni estate manda i suoi uomini verso est a razziare terre difficili e non meno povere delle loro. Animato da una sconfinata curiosità Ragnar vorrebbe dirigersi a ovest, dove si favoleggia di nuove terre, piene di meraviglie e ricchezze incustodite.

Il conte Haraldson è però sordo alle sue proposte. Pubblicamente perché non crede a queste favole, in realtà perché se concedesse le sue navi a Ragnar per tentare questa impresa nel migliore dei casi questi tornerebbe a casa a mani vuote, sprecando la stagione estiva,  nel peggiore tornerebbe colmo di ricchezze e il conte si ritroverebbe fra i piedi un sottoposto con abbastanza prestigio da mettere in dubbio la sua autorità.

Ragnar decide quindi, tradendo gli ordini di Haraldson, di costruire in segreto una nave e organizzare con suo fratello Rollo e con alcuni uomini della comunità stufi dell’atteggiamento caparbio e autoritario del conte una spedizione a ovest. Quando finalmente riusciranno a partire la spedizione li porterà fino al monastero di Lindisfarne, dove le leggende sulle ricchezze incustodite delle terre occidentali troveranno riscontro negli ori del monastero e nei monaci da fare schiavi. Ma riuscire a raggiungere l’Inghilterra e tornarne carico d’oro sarà solo l’inizio delle avventure e dei guai di Ragnar.

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I vichinghi di Ragnar al monastero di Lindisfarne, stupiti di non trovare resistenza

Il telefilm, prediligendo la ricostruzione storica, lascia la storia un po’ a se stessa. Non che non ci sia, o che non sia sensata, semplicemente si tratta di una storia semplice, che procede da un conflitto prevedibile all’altro, i quali si risolvono in maniera prevedibile e la trama non ha guizzi se non nella seconda metà della stagione dove, comunque senza tirare in ballo chissà che trovate originali a livello di scrittura, rimescola le carte e prepara le basi per una seconda stagione più complessa.

A mio avviso va bene così. La prima stagione di Vikings (la seconda in Italia arriverà quest’anno a marzo su Rai4, mentre in America arriverà la terza) è chiaramente una stagione introduttiva e la si guarda soprattutto per bearsi dello sguardo ravvicinato sui costumi e le usanze scandinave dell’epoca, il fatto che la trama sia semplice e i personaggi aderenti a schemi noti permette di godersi i dettagli e resta, comunque, una storia piacevole che negli ultimi episodi si movimenta piantando semi che, spero, germoglieranno successivamente con buoni risultati.

I personaggi, pur non essendo originalissimi, offrono un cast vario e quelli principali sono interessanti da seguire. Il protagonista Ragnar ha un paio di tratti che mi ricordano, fatte le debite differenze e proporzioni, Alessandro Magno. Con il Re condivide lo scopo ultimo e visionario di ogni sua azione, esplorare terre nuove alla ricerca di meraviglie e di avventura, e la credenza, prima diffusa a bella posta e poi assunta con convinzione, di essere figli di un dio (Zeus per Alessandro e Odino per Ragnar). Ragnar non ha il temperamento emotivo e collerico di Alessandro ma mostra più volte di essere molto meno ingenuo e più abile manovratore di quanto sembri a un primo sguardo e mostra una certa leggerezza nel servirsi dei suoi uomini, che pure considera come la sua famiglia. Si tratta di un personaggio freddo e astuto, che l’attore (Travis Fimmel) rende molto bene, dandogli l’abitudine di osservare ogni cosa con una curiosità quasi fanciullesca prima di pronunciarsi con frasi a volte arroganti, altre volte rispettose ma sempre tendenti a fregare chi ha davanti.

Sua moglie, Lagertha, è una donna determinata, disposta ad appoggiare suo marito in ogni modo, ma anche a riportarlo a più miti consigli a calci e pugni se necessario. Nel corso della prima stagione ricopre diversi ruoli rivelandosi una persona di grandi e varie capacità, dal combattimento al comando.

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Qualcosa per i nostri lettori

Rollo, il fratello di Ragnar, è invece il classico sottoposto leale fino alla morte ma che nel suo animo si consuma di invidia per gli affetti e la fama del fratello che gli sono preclusi. Ovviamente esploderà prima o poi, e sarà interessante scoprire come.

A questo terzetto di protagonisti si affiancano una serie di personaggi, componenti il seguito di Ragnar, anche loro non molto strutturati ma interessanti, soprattutto Floki, il costruttore di navi mezzo matto ma astuto almeno quanto il dio Loki da cui deriva il suo nome e coscienza religiosa del gruppo, e il monaco schiavo Athelstan che porta avanti un conflitto e sottotrama interessante sul suo essere diviso fra l’accettazione della religione e delle usanze dei suoi padroni e l’attaccamento ai suoi valori cristiani e più volte si presta a essere l’occhio dello spettatore per il cui tramite ci vengono spiegati gli aspetti meno evidenti della società vichinga.

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E qualcosa per le nostre lettrici

La ricostruzione storica, su cui la serie punta, non è completamente accurata scontando qualcosa alla spettacolarizzazione (i sacrifici umani, che i norreni operavano per strangolamento, nel telefilm diventano per sgozzamento***), qualcosa al gusto estetico contemporaneo (vedi le offerte sacrificali che invece di venire appese ai rami dei frassini vengono appese a dei portali di legno che ricordano i torii dei templi giapponesi) e qualcosa alla comprensibilità (le Isole Britanniche chiamate Inghilterra quando ai tempi non esisteva un regno che giustificasse l’uso di questo termine in senso geografico, oppure le terre orientali chiamate Russia secoli prima che la Russia venisse a esistere ecc.) ma raggiunge comunque un grado di accuratezza sopra la media, con una buona attenzione ai costumi (in senso materiale e culturale).
Anche le dinamiche delle società nordiche del tempo sono rese molto bene e si percepisce il rapporto particolare con la guerra, mestiere stagionale cui devono partecipare tutti e “officio” religioso, e la struttura politica a mezzavia fra la rigidità feudale (i giuramenti vincolanti a un signore interprete delle leggi) e la democrazia spontanea di una organizzazione tribale (le leggi dettate dalla tradizione, le decisioni prese sempre in assemblea ecc.). In definitiva un telefilm molto interessante e visivamente di grande impatto su un’epoca, e un’epopea storica, che ha molto da raccontare 😉

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*mi chiedo se è un caso oppure se l’abbiano fatto apposta per rimandare al numero sacro della religione norrena.
**dopotutto i vichinghi non erano tutti guerrieri di professione. La maggior parte di loro imbracciava le armi solo durante le razzie estive.
***penso sia inutile precisarlo ma in Vikings abbondano sesso, sangue e violenza, in maniera meno gratuita che in altri telefilm recenti (Spartacus King of the Hill!) ma comunque abbondante.

Un film – Il 13° Guerriero

Film della categoria dei B movie di culto, Il 13° Guerriero narra delle avventure di un dignitario arabo costretto a unirsi, nella prima metà del X secolo a una spedizione di vichinghi. Il film, che di per sé è un film senza la minima pretesa, ha dietro di sé una bella coda di rimandi. Si tratta, infatti, dell’adattamento del libro Mangiatori di Morte di Michael Crichton, il quale lo scrisse ispirandosi ad altre due fonti: il Beowulf, del quale scommise con un collega di riuscire a farne una versione moderna e dal quale prese parte della trama, e gli scritti di Ahmad ibn Fadlan, emissario del Califfo di Baghdad presso il re dei Bulgari del Volga, dal quale prese il protagonista (il tredicesimo guerriero appunto), altra parte della trama e l’atmosfera.

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Ahmad all’inizio del suo viaggio. Notate la faccia da “ma dove sono finito?”

L’Ahmad storico arrivò ai laghi del Volga attraverso un lungo giro che lo portò in contatto coi Variaghi di Rus’, scandinavi che avevano disceso i fiumi dell’Europa orientale come saccheggiatori creando successivamente una serie di insediamenti e dando vita, assieme agli slavi locali, agli Stati di Rus’ sulle cui basi, svariati secoli dopo, si sarebbero formati gli Stati dell’Ucraina e della Russia, di conseguenza la testimonianza di Ahmad (perduta ma riportata da diversi storici successivi) è una fonte importante per avere notizie delle usanze normanne nel pieno dell’Epoca Vichinga, quando questi guerrieri si erano ormai spinti e insediati ben oltre la regione scandinava.

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Il film alterna buone ricostruzione (per quel che posso giudicare) degli insediamenti vichinghi…

Nel suo libro Crichton, che sostiene di star traducendo i diari dell’ambasciatore musulmano, immagina che Ahmad venga mandato come ambasciatore presso i barbari del nord dal Califfo come punizione per averne insidiato la figlia e che durante il viaggio il dignitario arabo venga catturato da dei vichinghi. Questi vichinghi hanno ricevuto una richiesta di aiuto da un villaggio vichingo che subisce i continui attacchi di una tribù di selvaggi coperti di pelli che arrivano con la nebbia e sembrano accompagnato da un drago. Con un tocco fantascientifico tipico di Crichton i nemici si rivelano essere una tribù primitiva sopravvissuta fino al X secolo (forse dei neanderthal) e l’unico modo per sbarazzarsene è introdursi nel loro covo e ucciderne la regina in una serie di vicende ispirate al poema epico Beowulf. I vichinghi protagonisti, capitanati dal loro capo Buliwyf, si portano dietro Ahmad convinti che averlo come tredicesimo guerriero della loro piccola compagnia porterà fortuna.

Il film ricalca abbastanza fedelmente la trama del libro.  Durante il viaggio verso nord Ahmad, interpretato da Antonio Banderas, e il suo accompagnatore vengono assaliti da dei tatari e salvati da un gruppo di normanni che li portano al loro insediamento, dove il re è appena morto e un duello fra contendenti incorona Buliwyf come nuovo re. Durante i festeggiamenti giunge una nave con un fanciullo che chiede assistenza per conto di un altro re normanno il cui villaggio è attaccato da misteriosi uomini orso accompagnati da un drago. Una strega, leggendo le rune, sceglie i membri della spedizione che andranno a fornire aiuto, tredici guerrieri fra cui Ahmad.

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…a sonore puttanate tipo questa armatura con dischi protettivi avanti di circa tre secoli sull’ambientazione

Il film si giostra su due livelli paralleli, il primo è la spedizione di soccorso, la scoperta del nemico, l’elaborazione di una strategia per affrontarlo ecc., il secondo è il rapporto fra Ahmad, nobile e letterato cortigiano di una delle civiltà più avanzate dell’epoca, e il gruppo di normanni che ai suoi occhi appaiono incredibilmente barbari. Il tredicesimo guerriero, sotto questo aspetto, è il tipico film che ruota attorno a un protagonista che si apre lentamente alla cultura di persone a lui aliene ma con le quali condivide mille difficoltà fino a instaurare un legame. Legame che raggiunge l’apice in una delle scene più importanti del film, poco prima del finale, quando Ahmed, dopo aver pregato il Dio del Libro prima di una importante battaglia si unirà alla preghiera pagana dei normanni; una scena che ha contribuito a rendere questo film dall’incasso fallimentare e dagli scarsi mezzi un cult 🙂

Ahmad north

Ahmad alla fine del film. Notate l’espressione “E mo che altro c’è ancora?”

Difatti tutto, in questo film, grida B movie, dall’allestimento delle scene alla qualità di sceneggiatura e dialoghi, eppure è un film che riesce ad appassionare grazie al carisma dei personaggi, alla resa semplice e cruda dello spirito guerriero ed eroico vichingo (su cui poggia in buona parte il film*) agli scenari cupi e all’atmosfera da “banda di fratelli” che certo non possono lasciare indifferente quella fetta di pubblico amante di storie di amicizia maschile, difficoltà e missioni difficili, il tipo di pubblico, per intenderci, che si commuove a vedere Quella sporca dozzina 😀

In definitiva, il Tredicesimo Guerriero è una piccola perla di film che pur puntando molto sui temi eroici che sulla aderenza storica riesce comunque a rendere bene il senso della lotta per la sopravvivenza che non doveva essere lontana dal quotidiano dei piccoli insediamenti scandinavi nati lungo i fiumi europei e ancora non diventati reami (anche se certo a minacciarne l’esistenza non c’erano i neanderthal :P) e l’epica scandinava.

*dopotutto, se per la trama ci si ispira al Beowulf è inevitabile andare a parare lì.

Un fumetto – Vinland Saga

Finiamo con Vinland Saga, un manga del mangaka Makoto Yukimura che ci porta sul finire dell’epoca vichinga, la quale si sarebbe, di fatto in Inghilterra e convenzionalmente nel resto d’Europa, conclusa nel 1066 con la conquista dell’Inghilterra da parte del normanno Guglielmo e la definitiva riunione dei territori inglesi in un unico regno.

La fine dell’Epoca Vichinga vide gli abitanti dei domini fondati in giro per l’Europa dai primi colonizzatori/invasori vichinghi aver fuso in varia misura la propria cultura con quella degli abitanti autoctoni e avviarsi alla cristianizzazione e a un abbandono progressivo dei costumi sociali di razzia ed emigrazione di piccoli gruppi che ne avevano favorito l’espansione.
Quando Guglielmo il Conquistatore ottenne il controllo della corona inglese nel 1066, a poco più di un secolo dalla conversione al cristianesimo che i suoi antenati avevano celebrato con un grande sacrificio di prigionieri, era già un sovrano di lingua francese e salda (per gli standard dell’epoca, of course) fede cristiana. Il volgere al tramonto dell’Epoca Vichinga vide anche la cristianizzazione dei regni scandinavi, anch’essi in procinto di diventare regni maggiormente feudali nella loro impostazione politica e sociale.

Il manga prende l’avvio nel 1008 e comincia con l’assedio a una città Franca alla quale partecipa una banda di vichinghi capitanati da Askeladd, che ne vende i servigi al miglior offerente. L’episodio non ha altro scopo che introdurre i personaggi che ci accompagneranno lungo la storia e mostrarne le doti. Askeladd è un capo mercenario dalla mente sottile e di grande intelligenza, in grado di progettare e portare a compimento piani molto complessi, e fra i suoi uomini ha abilissimi combattenti fra cui un ragazzo spietato e micidiale coi coltelli al quale affida un incarico quasi suicida che questi accetta solo dietro promessa che Askeladd, concluso l’assedio, duellerà contro di lui.

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Askeladd alla guida dei suoi uomini*

Questo ragazzo è Thorfinn Thorsson, ispirato al personaggio storico di Thorfinn Karlsefni, personaggio presente in due saghe islandesi: la Saga dei groenlandesi e la Saga di Erik il Rosso.
Yukimura si è solo ispirato all’originale Thorfinn e, come farà per tutti i personaggi storici che appariranno nell’opera, non si è fatto remore a rivederne età, parentele e storia personale per meglio adattarle alla trama che, comunque, ripercorre con sufficiente fedeltà alcuni snodi della storia Inglese e Danese.

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Thorfinn in un momento di pausa dopo il lavoro

Nel manga Thorfinn è un ragazzo islandese, cresciuto nella pacifica fattoria dei genitori, in un piccolo insediamento dove ha condotto l’infanzia giocando, aiutando in casa e ascoltando le storie degli adulti. Fra questi spiccano i racconti del vecchio (più vecchio di quanto fosse in realtà all’epoca) Leif Erikson su Vinland, la bellissima terra oltre il mare scoperta da Leif stesso (Il continente americano). Un giorno degli uomini vengono a chiamare Thors perché si unisca a una spedizione e così Thorfinn scopre che il padre, prima di diventare un pacifico fattore, era un membro di spicco dei Jomsvikingar, la più temibile banda mercenaria di vichinghi mai esistita. Gli emissari dei Jomsvikingar riescono, dietro minaccia, a convincere Thors a partire ma durante il viaggio i vichinghi di Askeladd abbordano la sua nave e uccidono tutti, compreso Thors. Thorfinn, che si era imbarcato clandestinamente sulla nave, sopravvive e viene preso con sé da Askeladd che promette al bambino di dargli occasione di vendicarsi, se lo servirà bene.

Questa è la premessa del fumetto. Thorfinn e Askeladd sono legati da un rapporto di servizio e vendetta che influisce pesantemente su tutta la prima parte del fumetto, la quale vede i due protagonisti dirigersi in Inghilterra per unirsi come mercenari all’invasione dell’isola condotta dal re di Danimarca Sweyn Barbaforcuta. Qui incontreranno nemici temibili, come Torkell l’Alto, e verranno messi al servizio del principe Canuto.
L’opera, quindi, segue da principio la conquista danese dell’Inghilterra e le vicende dinastiche della famiglia di Sweyn, con Askeladd che si unisce all’impresa per portare avanti i suoi ambiziosi** piani.

La storia è ben congegnata, con tanti ingranaggi che ruotano assieme componendo un meccanismo complesso che fila come un orologio, con personaggi uno più carismatico dell’altro e un ritmo e una azione, soprattutto nei primi volumi, fantastiche. Inoltre è colmo di riferimenti, non solo storici ma anche semi storici e mitologici (come gli stessi Jomsvikingar, sulla cui effettiva esistenza sussistono ancora dubbi presso gli storici), in grado di fare la gioia degli appassionati di cicli e saghe.
Trattandosi della storia della vita di Thorfinn dovete prepararvi a una serie di elisioni temporali e a repentini cambi di scenario e situazioni mentre un arco narrativo si chiude e un altro si apre. Si tratta, come è tipico dei manga dopotutto***, di una trama di ampio respiro che fortunatamente ha il vantaggio di essere ben chiara nella mente dell’autore che non credo la tirerà più in lungo del necessario.

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Thorfinn da adulto

Il fulcro dell’opera è la maturazione di Thorfinn, da spietato e sanguinario assassino a tormentato pacifista che cerca un modo per poter vivere in pace in un mondo che sembra non riuscire a emanciparsi dalla violenza. Il tema della pace, assieme al tema della natura del vero guerriero, è il fondamento dell’opera che, da buon prodotto giapponese, non rinuncia a profonde riflessioni rese attraverso le parole e gli atti dei protagonisti, tanto che potremmo dire che si tratta di un manga che racconta di vichinghi che si interrogano come giapponesi 😀
Lungi dall’appesantire l’opera, queste tematiche di fondo offrono un buon motore per la trama ed è affascinante vedere come i vari personaggi protagonisti vi si approcciano, e come le due correnti di pensiero che attraversano l’opera (la cultura pagana norrena e il cristianesimo) li influenzano e, indirettamente, si confrontano.
Soprattutto, fino a dove è giunta l’opera, è molto interessante seguire il confronto a distanza fra Thorfinn e Canuto, le cui azioni, anche se condotte su piani diversi, finiscono sempre con l’avere conseguenze sulla vita dell’altro.

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Canuto giovane

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Canuto adulto

Sul piano tecnico c’è solo da sperticarsi di applausi. L’autore, che per meglio documentarsi si è anche recato nei Paesi scandinavi, è riuscito a ricreare l’europa settentrionale dell’XI secolo con una accuratezza di dettaglio che ha dell’incredibile. Anche se qui e lì non mancano effetti tipici dei manga shonen (personaggi che appaiono come demoni o che mostrano una forza e una resistenza impossibili), il registro generale è molto realistico il che rende Vinland Saga una gioia per gli occhi grazie anche agli enormi passi in avanti fatti da Yukimura che, già partito bene (si riveda l’immagine di Askeladd e dei suoi uomini all’inizio di paragrafo), è andato migliorando sempre più l’accuratezza del tratto col succedersi dei capitoli.

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Evoluzione di Askeladd fra il primo e il quinto volume

In definitiva si tratta di uno dei migliori fumetti d’ispirazione storica presente al momento su piazza e vi consiglio caldamente di recuperarlo, soprattutto se vi appassionano, oltre ai vichinghi, la storia medievale o, più in generale, le storie di intrighi, di guerra e le avventurose epopee personali.

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Niente, se vuoi una riproduzione fatta bene devi rivolgerti a un giapponese

*se vi foste, giustamente, chiesti perché Askeladd indossi un pettorale sagomato fuori dalla sua epoca sappiate che non è una svista dell’autore ma un dettaglio che trova spiegazione nel corso della trama, e che ha a che fare con la storia personale di Askeladd 😉
**più che ambiziosi!
***essendo, per loro natura, pubblicazioni settimanali la cui continuazione dipende dal gradimento del pubblico, i mangaka hanno sempre la tentazione, cui molti cedono volentieri, a tirare il più in lungo possibile la storia per massimizzarne i profitti fintanto che il pubblico sta loro dietro.

Spero queste segnalazioni vi siano piaciute 🙂 questa settimana chiudo con una bonus track, la sigla di Vikings, e vi do appuntamento alla prossima settimana che dovrebbe vedere la pubblicazione di una recensione, sempre a tema medievale 😉

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11 pensieri su “Voci dalla tana – VIII

  1. Christian Stocco in ha detto:

    Bella l’idea del post tematico, dà una maggiore idea di unità fra le singole parti.
    Riguardo la serie TV Vikings avevo letto un paio di mesi fa questo post che lo cassava completamente, almeno per quanto riguardava i costumi e della tattica militare. I vestiti sono completamente sbagliati, i protagonisti vanno in giro con smanicati di cuoio nero come fossero dei motociclisti o amanti del sadomaso, quando invece vestivano di tessuti come i “popoli civilizzati” e di sicuro belli intabarrati visto il clima freddo. Ma è sulla trama e sulle battaglie che si è incaponita, al punto che ha voluto rincarare la dose a gennaio.
    Effettivamente anche a un profano pare strano che riescano a vincere contro eserciti che sono nel migliore dei casi il doppio del loro.

    Che dire, hanno assecondato quanto potevano la visione idealizzata dei Vichinghi che domina dal Romanticismo ai giorni nostri. Popolo di gente virile ed eroica che indossa pantaloni e smanicati di cuoio nero e se ci sono meno di trenta centimetri di neve sta pure a torso nudo. Se una volta i fandom erano fenomeni minoritari per le serie TV, oggi, fra twitter e tumblr proprio non li possono ignorare e vanno dati tutti gli agganci possibili all’immaginazione dei fan

    • Son contento che l’idea dell’unità tematica ti sia piaciuta 🙂 allora la riproporrò ogniqualvolta troverò tre opere interessanti da collegare assieme 😉

      Tenger ha ragione su tutti i fronti ma alla fine anche se il canale è History questo resta un telefilm, fatto da americani. Non solo si piegano al fandom ma per primi hanno quasi la necessità di piegare la rappresentazione di Popoli e tempi altri alla loro idea di spettacolarità, a meno che, ovviamente, i protagonisti non siano personaggi eminenti della storia americana o anglosassone.

      Comunque, tolta la spettacolarizzazione di fondo e le incongruità, qualcosa di buono resta. La ritengo una buona opera introduttiva alla società norrena dell’epoca. Certo, conosco tutte le critiche alla teoria delle opere introduttive che stravolgono la materia, che poi la gente si fissa con quelle e non va oltre, ma sono un inguaribile ottimista 😛

  2. Daniele in ha detto:

    Non sono un fan dei vichinghi, ma nemmeno mi dispiacciono: mi piace soprattutto la mitologia nordica, molto divertente anche se diretta verso il disastro (è stupefacente come quelle divinità continuassero a essere arroganti come dei olimpici pur sapendo di dover fare tutti una fine orribile!)…

    Vikings non l’ho visto, ma ho letto una divertente stroncatura sul blog di Tenger (Fortezza nascosta): al prossimo giro di repliche, rimedierò e darò una sbirciata! Anche il 13° guerriero mi è sempre sfuggito, per un motivo o per l’altro.

    E non parliamo di Vinland Saga, uscito in un periodo di squattrinamento allucinante – e tutti che me ne fanno venire una scimmia mostruosa, lodandolo alla grande! E cavoli, quanto è migliorato a disegnare (era già più che discreto) oppure si è riempito di assistenti esageratamente bravi!
    L’autore è quello di Planetes: anche Vinland è zeppo di deliri? 😀

    Chiudendo questo commento, non so se ti interessi anche di gdr cartacei: ne esiste uno chiamato Sagas of the Icelanders, credo sia ambientato in un periodo simile a quello di Vinland. Leggendo dei resoconti di partite, ho notato riferimenti alla questione delle attività stagionali e un certo focus sulle relazioni drammatiche tra pg e png. Non esclude la possibilità di un po’ di magia e fantasy, ma non è un gioco pallafuochista.
    Se ti interessa e non lo conosci, in giro si dovrebbero trovare le schede dei personaggi da compilare: è un sistema “a classi” (in senso lato) un po’ particolare e ogni scheda riporta le proprie “specialità” per esteso.

    • Ho letto il post di Tenger ma io sono di bocca più buona e mi piace sottolineare gli aspetti positivi di ogni cosa 😀 ovviamente va visto per quel che è: un telefilm statunitense XD

      Non ho presente Planetes ma in Vinland Saga cose deliranti non ce ne sono. C’è molto animo giapponese sotto forma di personaggi d’un pezzo, animi indomiti, azioni oltre ogni limite dell’umana resistenza ma resta un manga di ispirazione storica quindi niente che ecceda troppo la verosimiglianza.

      Giusto giusto ci sono grosse riflessioni esistenziali, anche queste molto nipponiche, con un confronto indiretto fra visione pagana e cristiana del mondo e su diversi modi di interpretare il messaggio cristiano stesso.

      Leggendo mi è venuto da pensare che, in effetti, se un giapponese doveva mettersi a scrivere un manga ambientato in Europa con personaggi che ragionano come in uno shonen non sarebbe potuto capitare meglio che con gli scandinavi 😛

      Ti consiglio proprio di recuperarlo perché stramerita, i primi 5 volumi soprattutto sono un must con un arco narrativo spettacolare. Successivamente il ritmo rallenta di parecchio ma ci sta anche viste le condizioni in cui si trova il protagonista e il cambio di focus della storia (più intimista e meno “meniamo le mani”) comunque è possibile prenderne visione in molti modi 😉

      I GDR cartacei mi interessano ma non li ho mai approfonditi troppo perché non ho nessuno con cui giocarci 😦 ergo ogni tanto compro qualche manuale per interesse verso l’ambientazione/regole (mi piace leggere le regole dei giochi…un bizzarro interesse) ma niente di più. Grazie della segnalazione comunque, vedrò di recuperare qualcosa a riguardo 😉

      • Christian Stocco in ha detto:

        Anche Planetes è fatto con una cura meticolosa per i particolari, solo che in questo caso è applicata alla ricostruzione del futuro prossimo di industrie imperniate nella fascia orbitale terrestre. Fantascienza molto molto hard. E anche maggiore attenzione all’ambientazione, ai caratteri dei personaggi e riflessioni socio-filosofiche piuttosto che alla trama che procede in modo molto ma molto lento. L’uomo è davvero fatto per esplorare il gelido spazio? Non sarebbe il caso di investire le risorse nell’estirpazione di povertà e guerra sulla Terra piuttosto che nell’esplorazione spaziale?
        Non verrà nessun alieno a rispondere a queste domande.

      • Veggo in queste riflessioni un filo comune con quelle di Vinland Saga 😀 me lo segno, così da cercarlo la prossima volta che capito in fumetteria 🙂

      • Daniele in ha detto:

        Anche a me piace leggere regolamenti, se seguono certi criteri di decenza, soprattutto perché mi piace cercare di creare regolamenti divertenti e funzionali. Ma dato che le persone che conosco, spesso, non hanno il tempo o la voglia di giocare – o di giocare in un modo affine al mio – diventa sempre più difficile giocare un gdr già esistente o testare i miei piccoli mostri :p

      • Non solo giochi ai gdr ma li scrivi pure? E cerchi giocatori? Dimmi che abiti a Milano e diventerai uno dei miei più cari amici 😀

  3. Daniele in ha detto:

    Ehm, chiedo scusa a Christian, devo aver toppato nel nidificare il commento 😛 oppure wordpress mi odia

  4. Daniele in ha detto:

    @ Hendioke: non sono proprio di Milano, più di… Cagliari 😛
    Mi sembra strano che non trovi giocatori a Milano, non ci sono più associazioni o negozi specializzati?
    Se hai un account google+ (io non ce l’ho, non sono molto social :P) potresti provare a cercare nella community “gente che g+” (so che molti usano gli hangout di g+ per fare demo o brevi campagne) altrimenti su http://www.gentechegioca.it – un forum dove vanno per la maggiore gdr un po’ diversi dal classico d&d, sia avvventurosi che impegnati. Per dire, lì ho saputo dell’esistenza di Sagas of the Icelanders. Credo che qualcuno di Milano o dintorni ci sia.
    Come creatore di giochi non sono ancora molto bravo, ma credo di stare facendo dei progressi (attualmente sto testando un mio gioco del tipo “investigatori dell’occulto” e sembra funzionare, ma ho bisogno di limare e rivedere un po’ di regole).

    • Azz… Cagliari, no, mi sa che non è fattibile 😀

      A dire il vero a Milano di posti per giocare ne è pieno ed esiste un sito, GDR Players, che consente di cercare e contattare giocatori, ma io sono orso e pigro, l’idea di dover macinare mezz’ore di mezzi per raggiungere la tal giocheria oppure inserirmi in un gruppo di gente con cui non ho mai scambiato manco due righe mi frena un po’…
      Google+ potrebbe essere una soluzione, grazie del suggerimento 😀

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