Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

un giorno, senza Terry Pratchett

Spezzo il silenzio nonostante non sia ancora pronto il post promessovi per lunedì (sigh*) perché ieri è morto Sir Terry Pratchett. Essendo malato di una rara forma di alzheimer da anni non è una notizia inattesa, ma questo non significa che faccia meno male.

terry-pratchett

Sir Terry in tutta la sua ridanciana gloria

Di Terry Pratchett ho parlato in questo Voci dalla tana, segnalando il suo romanzo per ragazzi Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori. Sempre lì ho speso qualche parola di presentazione dell’opera di questo geniale autore ma, giustamente, rilevando come non fosse tempo e luogo per una disamina generale, direi che adesso potrebbe essere il momento.

Il modo semplice di spiegare Pratchett, di solito, è dire che è stato (è dura usare questo tempo verbale) il Douglas Adams del fantasy, il che è vero ma è anche riduttivo.
Sir Terry scriveva fantasy comico, allo stesso modo in cui Adams scriveva fantascienza comica, e come lui giocava molto coi topoi del genere di riferimenti, facendone una parodia intelligente e inserendoci quel quid di satira della nostra società. Ecco, la prima differenza fra Pratchett e Adams penso possa trovarsi qui. Se cercate in giro, soprattutto nel lato anglofono dell’internet (che in Italia i media di settore non l’hanno mai considerato troppo) troverete maggiori riferimenti al suo essere un autore satirico, più che comico.

Il Mondo Disco, la sua principale ambientazione, dopotutto non è che, sotto molto aspetti, un riflesso distorto del nostro mondo e della nostra società, con anche elementi facili da riconoscere, come la moneta di Ankh-Morpork, la principale città di Mondo Disco, che si chiama dollaro, la presenza, in un romanzo, delle “immagini in movimento” (il cinema), il nome dei circoli druidici, che funzionano come enormi computer, che occhieggia al sistema GNU-Linux.

Tuttavia, la satira di Pratchett non è certo una satira tesa solo a sbertucciare certi aspetti della nostra società. Sempre al servizio di personaggi eccezionali e storie ottime in grado di reggersi da sé, la sua satira è più un mezzo per arrivare a riflessioni più profonde.

Mettiamola così: ci sono tre livelli in ogni romanzo di Pratchett.
Il primo e il livello della storia e dei personaggi. Storie comiche e appassionanti, scritte con uno stile inconfondibile, che prende le meccaniche tipiche del fantasy e le porta all’eccesso o, ancora meglio, alle loro estreme conseguenze. Sono storie che portano, in genere, il lettore a piegarsi dal ridere ogni due per tre, in grado di essere ottima narrativa già da sole.
Il secondo livello è una sorta di rafforzativo del primo, un secondo livello comico che se non viene colto non toglie niente al piacere della lettura ma che se viene colto la rende ancora più divertente. Si tratta, spesso e volentieri, di ammiccamenti culturali alla letteratura, al cinema, alla società, all’informatica, a un sacco di cose. Come quando, in un libro, Terry descrive il terrificante forno della cucina di Morte** in maniera estremamente divertente e finisce questa descrizione aggiungendo il dettaglio che, sullo sportello del forno, era scritto “Piccolo Moloch”. Al che, se uno Moloch non sa chi è ride lo stesso, ma chi lo sa ride doppio (e infatti, io che Pratchett l’ho scoperto da bambino, sono arrivato a capire molte battute solo anni dopo, divertendomi sempre più a ogni rilettura). A questo secondo livello c’è molta della satira di cui parlavamo.
Il terzo livello, infine, è quello della riflessione. Senza che mai il tema del libro prenda il sopravvento sulla trama o sulla narrazione, ogni libro di Pratchett porta con se riflessioni su temi enormi, affidate spesso a una battuta, alla costruzione di una scena, alle circostanze. Senza che il boccone ci venga mai cacciato in gola a forza, leggere i libri di Sir Terry vuol dire, comunque, affrontare temi come il senso dell’identità, della civiltà, della religione, il potere delle storie e dei miti, la natura della morte, i rapporti umani.

Una volta che si scava sotto lo stile brillante e divertente, sotto le storie trascinanti, le invenzioni immaginifiche, i personaggi memorabili, sotto la satira e il giocare con la cultura si apre il cuore immenso dell’opera di un autore che è arrivato a porsi domande immense e a suggerire risposte spiazzanti, come quando, a uno dei suoi personaggi più celebri, Morte, fa dire HUMANS NEED FANTASY TO BE HUMAN. TO BE THE PLACE WHERE THE FALLING ANGEL MEETS THE RISING APE.***

Ed è tutto lì, in libri da 300-400 pagine dove filosofia, storie e giochi di parole si mescolano in una amalgama che si legge con la facilità con cui si ride fino a quando, dopo essersi divertiti come i matti, non ci si rende conto di essere cambiati, di aver dialogato tutto il tempo con Sir Terry della vita, l’universo e tutto quanto.****

Grazie di tutto Maestro, che il tuo viaggio sia breve e la destinazione lieta.

Noli timere messorem.

Dall’opera di Pratchett hanno anche tratto tre videogiochi, tre avventure grafiche secondo me fra le migliori di sempre e direi che non c’è modo migliore, per chiudere questo post col giusto spirito, che mettere il video dell’intro di Discworld II, con una canzone di Eirc Idle che si presta bene per l’occasione.

*E’ appena finito un periodo di lavoro veramente incasinato. Inoltre sto seguendo un fighissimo corso di scrittura che, giustamente, mi sta spingendo a scrivere e questo mi leva tempo per il blog. Ma vi spiegherò meglio poi 😉
**Sì, nell’universo di Pratchett la Morte ha una cucina, una casa…
***…E PARLA SEMPRE COSI’
****Che è il titolo di un libro di Adams ma ci stava troppo bene 🙂

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2 pensieri su “un giorno, senza Terry Pratchett

  1. Daniele in ha detto:

    Non so il resto del mondo, ma quando l’ho scoperto sul blog di Tenger ci sono rimasto di pietra.

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