Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Archivio per la categoria “Fantasy”

Cronache di un dio dilettante – In principio

Rieccoci 🙂

Purtroppo gli articoli in programma sono tutti arenati al momento. La Considerazione con la C maiuscola attende ancora una chiusa che non la faccia sembrare una chiacchiera senza capo né coda (nel senso… peggio di quanto non siano già i miei post 😛 ) e il prossimo Voci dalla tana deve ancora riempito dei suoi contenuti dopo aver individuato le opere da trattare.

Nel mentre il lavoro, il lento avvio degli studi per l’orale dell’Esame di Stato (sperando a questo giro di aver passato lo scritto) e il portare avanti la scrittura mi han messo in quella simpatica situazione in cui tutto procede e niente sembra arrivare a conclusione.

Eppure, non pago di essere già pieno fino agli occhi, ho deciso di portare avanti un altro progetto ancora. Ve ne parlo adesso ma in realtà è in cantiere dall’estate scorsa, solo che ora è abbastanza avviato da poter dire che c’è, che non è semplicemente una vaga fantasia nella mia mente.

Dovete sapere mi è saltato il ticchio di creare un GDR cartaceo. A che pro? Non sono un game designer, non so una sega di GDR tradizionali, se non quel poco che ho letto su alcuni manuali e che ho assorbito in una breve campagna di D&D 3.5 dove posso dire senza tema di smentita ch’ero il più nabbo del gruppo (e continuo ad esserlo!). Perché dovrei impelagarmi in questa impresa palesemente destinata al fallimento? Il post di oggi serve proprio a spiegare brevemente perché può tornare utile a uno scrittore tentare l’impresa.

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Suppongo funzioni così, magari con meno raggi dalle dita, ecco… dalla regia mi han segnalato che quelli non sono raggi ma un compasso dorato. Ecco, purtroppo non possiedo niente del genere u.u

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Racconto per Minuti Contati – Il processo

Al solito i tempi si dilatano, mi spiace. La grande considerazione si sta rivelando più difficile da chiudere del previsto. Mi sono impelagato in un tema potenzialmente immenso e adesso sto affrontando delle difficoltà nel dargli una direzione definitiva. Mi sa che prima che esca arriveranno altre mini considerazioni e un Voci dalla Tana ^^’

Inoltre, come già detto, il rallentamento del blog è dovuto anche alla mia attività scrittoria e sono felice di potervi dire, con una settimana di ritardo :P, che sono arrivato fra i finalisti della Tarenzi Edition di Minuti Contati 😀

Visto che detta così non significa niente spieghiamo, con ordine. Minuti Contati è un sito che organizza con cadenza regolare miniconcorsi letterari caratterizzati da stringenti limiti di tempo e di spazio: racconti di 3000 caratteri da scrivere in 4-5 ore.

A ogni edizione cambia il tema e capita che vengano coinvolte delle guest star: scrittori che danno il nome e il tema all’edizione e svolgono il ruolo di giudici. In questo caso il buon Luca Tarenzi*.
La cosa simpatica del meccanismo dei concorsi di Minuti Contati è che la prima selezione dei racconti viene compiuta dai partecipanti stessi, ognuno dei quali ha l’obbligo di commentare e ordinare in una classifica i racconti degli altri partecipanti, o di parte degli altri partecipanti.
Infatti, se partecipano molte persone (a questo giro eravamo in 39) si viene divisi in gruppi che si commentano e classificano fra loro.
Lo scopo di questo meccanismo è di stimolare i partecipanti a interagire fra loro, criticandosi, consigliandosi e aiutandosi a vicenda a migliorare, il che secondo me è un bell’approccio all’organizzazione di un concorso letterario 😀

Una volta prodotte tutte le classifiche queste vengono incrociate e i primi racconti passano alla fase successiva. Nell’edizione cui ho partecipato i primi quattro racconti di ogni gruppo sono stati inviati, in forma anonima, a Luca Tarenzi che fra i dodici racconti pervenuti ha selezionato i sette finalisti e, gioia e tripudio, sono arrivato settimo ^_^

Ultimo fra i primi, ma comunque fra i primi, tho 😛

Il racconto lo potete trovare a questo link. Il tema scelto da Tarenzi era “fra cielo e inferno” e ho voluto provare a dargli un taglio umoristico. Spero vi piaccia ^^

*di Tarenzi, oggi come oggi uno dei migliori scrittori di urban fantasy italiani (secondo me), e delle sue opere ho avuto modo di parlare in un Voci dalla Tana e in un tappo.

Mini considerazione – della Magia

Visto che la grande considerazione va a rilento oggi voglio toccare brevemente un aspetto della letteratura fantasy di cui prima o poi si finisce tutti col parlare. La magia.

La magia è uno degli elementi più caratteristici del genere, il principio principe forse, la massima espressione della dimensione soprannaturale che è, poi, l’unica cosa che davvero distingue il fantasy da qualsiasi altra regione della letteratura.

La magia è anche, però, un elemento scivoloso. Un composto difficile da maneggiare senza che ci esploda in faccia. Una magia troppo potente, inserita in un romanzo, rischia di appiattire il grado di sfida per i protagonisti o di rendere il romanzo tutto troppo fracassone agli occhi del lettore. Una magia le cui regole cambiano ogni poche pagine o comunque risultano incoerenti rischia di essere un colpo di maglio in faccia alla sospensione dell’incredulità del lettore. Una magia assente o quasi, che non incide o incide pochissimo suona, d’altra parte, come una resa agli occhi del lettore che si chiede se stia leggendo un fantasy o un romanzo pseudo storico*.

Adesso, questo articolo non vuole essere, non del tutto, un articolo del tipo “consigli per usare bene la magia in un romanzo fantasy”. Di articoli così ve ne sono a bizzeffe nell’Internet e comunque il loro contenuto è riassumibile nei seguenti punti:

  • Il sistema magico di una ambientazione fantasy deve avere regole precise. Non è necessario che il lettore le conosca (possiamo decidere di spiegargliene una parte o non spiegargliele affatto) ma noi dobbiamo conoscerle nel dettaglio e applicarle rigidamente.
  • Il sistema magico deve essere coerente. Corollario del punto precedente. Se i vostri maghi non possono far niente da soli ma devono evocare dei demoni perché facciano tutto al posto loro non possono a un tratto uscirsene con la possibilità di lanciare fuoco dalle mani.
  • La magia deve avere sempre un prezzo. Usare la magia deve comportare un contrappasso: che sia la stanchezza fisica, la pazzia, o semplicemente il dover digiunare durante due giorni di meditazione comunque deve esserci un costo che il mago deve pagare per usare la magia, così che esista un limite all’impiego che può fare di questa.
All magic

Tell them, Rumpelstiltskin

Questi tre punti sono norme di buon senso, che ritengo utile tutti conoscano. Ma ammetto che non mi convincono appieno. Non tanto per il loro contenuto in sé, quanto per l’idea della magia che vi sta dietro. Continua a leggere…

Mini considerazione – Dell’Urban e del Classic Fantasy

Più di un mese che non aggiorno il blog. Mi spiace ^^’

Il Voci dalla tana in programma giace incompiuto con già un ammontare ragguardevole di parole (perché su questo blog i post brevi ci puzzano u.u) e non sarà pronto ancora per un po’, temo.
Così le scelte erano due, o propinarvi un altro tappo, ma mi dispiaceva (e non è neanche niente di interessante da segnalare al momento) oppure scrivere qualcosa di più unitario, e quindi scorrevole, di un Voci dalla tana.
Quindi eccoci qui 🙂 La mini considerazione di oggi riguarda le differenze fra l’Urban Fantasy e il Classic Fantasy, e poiché anche le cose semplici non mi piacciono particolarmente partiamo subito col dire che c’è un problema preliminare che va affrontato.

Del Classic Fantasy

Che cos’è esattamente il Classic Fantasy, o fantasy classico comunemente detto? Anche se immagino tutti voi avrete, a leggere questa definizione, subito pensato a un’opera precisa (e per la metà almeno di voi sarà stata il Signore degli Anelli*) se ci vorrete pensare bene noterete che non è affatto semplice darsi una definizione di cosa il fantasy classico esattamente sia. Continua a leggere…

Il secondo tappo

Dopo un lungo periodo senza nuove (mi spiace, poi nel prossimo post, che avrò più tempo, vedrò di spiegarvi e vi racconterò anche le novità ^^’) sono purtroppo costretto a ricorrere a un secondo tappo, mentre il Voci dalla tana che volevo postare oggi slitta a domenica o lunedì (è stata una settimana pesante u.u).

Con questo tappo vi segnalo una rubrica/disamina del genere fantasy in tredici puntate di Andrea Atzori, quello le cui sinestesie, come già ebbi modo di dire, mi hanno ispirato la rubrica Voci dalla tana e del quale ho scoperto l’esistenza proprio grazie a questa rubrica 😀

La rubrica, andata on line sul sito Sul Romanzo nel corso del 2013, si intitola nella Pancia del Drago e potete trovare qui la puntata zero mentre le puntate successive tramite sono raggiungibili grazie al link posto in fondo a ogni puntata.

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La copertina della rubrica (ma va?)

 

Quello che, secondo me, ha di interessante questa rubrica/disamina è che, attraverso 13 puntate che affrontano ognuno un diverso aspetto del genere fantastico, riesce, pur con la ristrettezza imposta dalle circostanze (13 post di media lunghezza per affrontare il tema del fantasy sono un niente!) a sviluppare delle riflessioni interessanti e profonde, che senza avere la pretesa di offrire un quadro di insieme al lettore possono aiutarlo a farsene uno, senza rinunciare a uno stile leggero e scorrevole. Insomma, una lettura anche veloce vi consiglio di dargliela, magari troverete molte cose che già sapete o avete pensato ma in caso contrario potrebbe esservi utile, e resta comunque una lettura piacevole 🙂

Al più presto possibile, spero, con il prossimo Voci dalla tana!

Il primo tappo

Ok, oggi non riesco a metter su il Voci dalla tana di questa settimana, mea culpa mea maxima culpa *si percuote con uno scudiscio* purtroppo non ho fatto a tempo a finirlo e non avrò tempo fino a domenica sera per metterci mano, ergo se ne riparla domenica sera ^^’

Per non lasciarvi però, ancora una volta, ad attendere senza neanche una segnalazione picciola (ma non avendo certo il tempo si scrivere niente di corposo che se no avrei finito il Voci dalla tana), inauguro sul momento questa nuova rubrica: “Il tappo”!

Nella tradizione goliardica, che poi è la tradizione universitaria risalente, quando si fallisce un esame si dice che lo si ha bucato e il rimedio al buco è aggiungere un tappo (di vino, of course), al cordone del proprio berretto universitario. Ho pensato che, assolvendo questa rubrichetta allo stesso principio (tappare i buchi causati dal mio ritardo) potesse essere un ottimo nome 😀

Come primo tappo, godetevi questa interessante (e a mio avviso divertente :D) chiacchierata a tre sulla narrativa di genere fantasy, dove sta andando e dove potrebbe andare, intitolata “Scassinatori alla porta dei sogni” fra Luca Tarenzi, Francesco Dimitri (due noti scrittori nostrani di urban fantasy) e Chiara Codecà (esperta di storyteling) al Lucca Comics. Non fatevi spaventare dalla durata di quasi un’ora, scorre molto piacevolmente.

Enjoy 🙂

Mini considerazione – La Mimesi

La Mimèsi, dal greco μίμησις (mìmesis), significa imitazione è nasce come concetto filosofico intendente che tutto quel che esiste in natura non è che una imitazione dei modelli ideali custoditi nell’Iperuranio e che tutto quel che l’uomo può creare non è che una imitazione di queste idee o, peggio delle imitazioni già presenti in natura. Per approfondire vi rimando alla relativa pagina di wikipedia, quel che a noi interessa è il significato che questo concetto, fin dal principio legato anche al mondo dell’arte, assume in narrativa.

La mimesi, nel nostro ambito, indica l’aderenza della narrazione al narrato. Si tratta di un concetto prossimo a quello di verosimiglianza, e alcune cose che scriverò le avrete già sentite riferite a quest’altro concetto, ma la mimesi è una cosa più sottile e ampia.

Ogni volta che scriviamo stiamo, di fatto, aprendo una finestra per il lettore su un mondo altro, che può essere il nostro o può essere completamente inventato, che noi dobbiamo riportare al lettore in maniera che lui possa, al tempo stesso, immergervisi e comprenderlo.
Perché un lettore possa immergersi nel mondo che gli stiamo mostrando è necessario che la resa di questo mondo sia il più fedele e vivida possibile, ma se il lettore non può comprendere quel che gli stiamo narrando anche il più meraviglioso e affascinante dei mondi gli resterà oscuro e precluso. Tutti i compromessi che dobbiamo attuare fra fedele rappresentazione del mondo fittizio della nostra opera e il modo in cui la raccontiamo al lettore hanno a che fare col livello di mimesi che ci prefissiamo di mantenere e quindi non stupisce come la mimesi sia dannatamente importante, e come certi suoi aspetti siano dannatamente sottovalutati. Continua a leggere…

Mini considerazione – La profezia

La profezia è uno degli elementi più iconici nel fantasy, se poi decidiamo di mettere piede nell’epica è impossibile non pestarne una ad ogni passo. Tuttavia, oggi come oggi, se provaste a proporre a qualcuno di inserire una profezia in un romanzo quel qualcuno vi guarderebbe con un fastidio e un disprezzo più o meno visibili, a seconda della bontà dei rapporti. Questo perché, a quanto pare, oggi le profezie hanno stufato e dopo Harry Potter abbiamo deciso che di predestinati non ne vogliamo sapere per almeno una generazione.
Ma è la profezia in sé che ha stufato, che non funziona più nella narrativa della nostra epoca, o è il modo in cui viene oggigiorno usata?

In effetti trovo anch’io fastidiosissimo quando comincio a fruire un’opera fantasy e dopo 2 capitoli, un quarto d’ora di visione o un’oretta di gioco è già saltato fuori il Prescelto, designato dalla Profezia a combattere il Male e a Vincere. E’ una cosa da far cascare le palle. Non mi sono ancora immerso nella storia e già so come andrà a finire. Grazie autore/regista/designer (che poi non siete mai solo voi, sono anche gli editor/sceneggiatori/story writer/produttori ecc. ma vabbé le prime sono le tre figure che si prendono tutta la responsabilità) adesso potrò andare avanti per inerzia e senza sorprese fino al finale.

Almeno, questo è quello che capita nelle moltissime scadenti opere che abusano di un certo tipo di profezia, perché in realtà la profezia non è necessariamente uno spoiler istituzionalizzato, anzi, può essere un felice spunto per costruire una storia coi controattributi. Per comprendere come andiamo a vedere cosa esattamente una profezia sia.

Il termine profezia deriva da profeta, colui che compie, giustappunto, l’atto di enunciare la profezia. L’etimologia delle parole (e questo è un consiglio valido sempre e comunque, nella letteratura come nella vita) è dannatamente importante per comprendere l’esatta natura delle cose e quindi partiamo da qui. Continua a leggere…

540 anni, e un giorno, dalla nascita di Ariosto

Col mio puntuale ritardo vengo a ricordarvi che ieri, come avrete visto dal doodle di Google (che si sta imponendo come memoria collettiva dell’umanità), si celebravano i 540 anni dalla nascita di Lodovico Ariosto. Eccelso poeta e commediografo al servizio degli Este di Ferrara (per i quali svolse comunque anche incarichi politici, come la pacificazione, nelle vesti di governatore, delle terre di Garfagnana recentemente acquisite dalla famiglia) Ariosto può ben essere considerato, a mio avviso, uno dei primi e principali autori del fantastico italiano.

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Non so voi, ma a guardarlo in faccia non posso fare a meno di pensare che se fosse vivo oggi lo potremmo trovare a Lucca, intento a parlare del suo ultimo libro con una t-shirt addosso, esattamente questa capigliatura e una birra in mano 😀

La sua opera principale, l’Orlando Furioso, non si limita infatti a mettere insieme pezzi del ciclo carolingio e della materia bretone con una doverosa lisciata alla casata del padrone (fatta risalire addirittura ad Ettore di Troia perché i nobili che non discendano dal Popolo troiano, si sa, son pezzenti) ma sciorina una sequela di trovate fantastiche e immaginifiche, narrate con una leggerezza di spirito che nella letteratura occidentale non si vedevano dai tempi della Storia Vera di Luciano di Samosata e che non si vedrà più per almeno un secolo, fino all’uscita di Don Chisciotte.
Con, però, una precisa differenza rispetto tanto alla Storia Vera che al Don Chisciotte. Continua a leggere…

L’Ellenismo, una buona ambientazione fantasy? (Parte I)

Lo spunto per questa serie di post viene dalle ricerche che svolgo a tempo perso per un romanzo fantasy a cui tengo molto (difatti non credo proprio sarà la prima opera che scriverò: prima devo pensarlo bene e maturare esperienza) e nel quale ho deciso di modellare i popoli coinvolti nelle vicende della trama (la maggior parte almeno) su modello dei popoli ellenici, dapprima per non ricalcare sempre le solite strade cui il fantasy sembra inchiodato dagli emuli di Tolkien in poi (dove varia qui, varia lì ma sempre un mediaval norren-anglo-sasson-bretone sarà) e poi perché sempre più conquistato dalle possibilità di questa ambientazione.

Diciamo, quindi, che i seguenti post serviranno un po’ a me per riordinare le idee e un po’ per far luce su uno scenario che, al di fuori dei romanzi storici e i gialli della Doody, è parecchio bistrattato dal romanzo di genere (eccezione fatta, di recente, per la saga di Percy Jackson.

La prima cosa che colpisce, o che dovrebbe colpire, dell’ellenismo (termine che qui utilizzo nell’accezione più ampia del termine quindi non solo il periodo che nei manuali di storia viene detto ellenista), e che toccherò in questo post, è l’ampiezza del corpus mitologico e leggendario cui ha dato vita.

Non stiamo a nasconderci dietro a un dito, chiunque scriva fantasy ha bisogno di pescare dall’insieme di miti, leggende e, perché no, vicende storiche che forma la sua cultura (o la cultura di qualcun altro che lui è andato a studiarsi apposta). A meno di scrivere un fantasy caratterizzato solo da, che ne so, il fatto che tutti sono capaci di leggere nella mente (ma sarebbe più un romanzo fantastico che un fantasy) anche l’autore di fantasy più urbano finirà col ricalcare le sue originalissime e modernissime invenzioni su qualcosa che affonda le radici in un immaginario antecedente e più o meno remoto.
Ne consegue che per l’autore fantasy il corpus di riferimento è molto importante perché costituisce il serbatoio principale dal quale pescherà caratteri, divinità, vicende, luoghi, concetti ecc. che poi, con gli strumenti della sua cassetta di autore, rielaborerà, ricombinerà (magari aggiungendoci altro) e forgerà in qualcosa di nuovo e originale.
Va da sé che più ampio il corpus più materie prime avremo a disposizione e quello ellenico è, giustappunto, enorme.

Partiamo dagli dei. In genere chi scrive un fantasy gli dei ama inventarseli essendo questi, dopotutto, il principio del mondo secondario che va costruendo, ma questo non toglie che le divinità greche possono offrire ottimi spunti. Continua a leggere…

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