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Voci dalla tana – XII

Eccoci con il dodicesimo appuntamento con le Voci dalla tana, che se penso a quando sarebbe dovuto apparire se questa rubrica avesse mantenuto una parvenza di regolarità… vabbé non pensiamoci! Spero vi piaceranno le opere di cui parlerò oggi 😀

Un fumetto – 100% fragola

100% Fragola (dal quale han tratto un anime), della brava Mizuki Kawashita, è una commedia romantica leggera e divertente da seguire che ha, secondo me, il suo punto di forza nell’esser stato scritto e disegnato da una autrice.

La premessa è abbastanza scema ma serve allo scopo. Lo studente all’ultimo anno delle medie Junpei Manaka è un ragazzo dalla vita assolutamente normale, con una personalità senza infamia e senza lode e un unico pallino: i film.

Manaka è un appassionato di film col sogno segreto di diventare regista e la storia lo vede dirigersi sul tetto dell’istituto per provare la sua nuova videocamera. All’improvviso, dalla tettoia dell’accesso al tetto, cade una ragazza, che dal punto di vista di Junpei appare come caduta dal cielo. Una ragazza bellissima, che sparisce subito nell’imbarazzo del nostro eroe, il quale non fa a tempo a memorizzarne le fattezze e resta con un unico indizio stampato nella memoria: la misteriosa ragazza indossa delle mutandine con una stampa a fragole (da cui il titolo).

Ossessionato dal pensiero della misteriosa ragazza con le mutandine a fragole, Junpei torna sul luogo del misfatto trovando il quaderno di una sua compagna di classe, Aya Tojo, che tuttavia non può essere, scialba e dimessa com’è, la bellissima ragazza misteriosa. Tuttavia, Junpei, riconsegnandole il quaderno scopre che Tojo è una aspirante scrittrice piena di talento e, trovato un comune interesse (l’aspirazione a una carriera artistica), inizia con lei una relazione amichevole.

Aya Tojo occhiali

Non può essere lei la bellezza dalle mutande a fragole no? Insomma, ha gli occhiali!

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L’Ellenismo, una buona ambientazione fantasy? (Parte I)

Lo spunto per questa serie di post viene dalle ricerche che svolgo a tempo perso per un romanzo fantasy a cui tengo molto (difatti non credo proprio sarà la prima opera che scriverò: prima devo pensarlo bene e maturare esperienza) e nel quale ho deciso di modellare i popoli coinvolti nelle vicende della trama (la maggior parte almeno) su modello dei popoli ellenici, dapprima per non ricalcare sempre le solite strade cui il fantasy sembra inchiodato dagli emuli di Tolkien in poi (dove varia qui, varia lì ma sempre un mediaval norren-anglo-sasson-bretone sarà) e poi perché sempre più conquistato dalle possibilità di questa ambientazione.

Diciamo, quindi, che i seguenti post serviranno un po’ a me per riordinare le idee e un po’ per far luce su uno scenario che, al di fuori dei romanzi storici e i gialli della Doody, è parecchio bistrattato dal romanzo di genere (eccezione fatta, di recente, per la saga di Percy Jackson.

La prima cosa che colpisce, o che dovrebbe colpire, dell’ellenismo (termine che qui utilizzo nell’accezione più ampia del termine quindi non solo il periodo che nei manuali di storia viene detto ellenista), e che toccherò in questo post, è l’ampiezza del corpus mitologico e leggendario cui ha dato vita.

Non stiamo a nasconderci dietro a un dito, chiunque scriva fantasy ha bisogno di pescare dall’insieme di miti, leggende e, perché no, vicende storiche che forma la sua cultura (o la cultura di qualcun altro che lui è andato a studiarsi apposta). A meno di scrivere un fantasy caratterizzato solo da, che ne so, il fatto che tutti sono capaci di leggere nella mente (ma sarebbe più un romanzo fantastico che un fantasy) anche l’autore di fantasy più urbano finirà col ricalcare le sue originalissime e modernissime invenzioni su qualcosa che affonda le radici in un immaginario antecedente e più o meno remoto.
Ne consegue che per l’autore fantasy il corpus di riferimento è molto importante perché costituisce il serbatoio principale dal quale pescherà caratteri, divinità, vicende, luoghi, concetti ecc. che poi, con gli strumenti della sua cassetta di autore, rielaborerà, ricombinerà (magari aggiungendoci altro) e forgerà in qualcosa di nuovo e originale.
Va da sé che più ampio il corpus più materie prime avremo a disposizione e quello ellenico è, giustappunto, enorme.

Partiamo dagli dei. In genere chi scrive un fantasy gli dei ama inventarseli essendo questi, dopotutto, il principio del mondo secondario che va costruendo, ma questo non toglie che le divinità greche possono offrire ottimi spunti. Continua a leggere…

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