Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

Archivio per il tag “mondo”

Cronache di un dio dilettante – In principio

Rieccoci 🙂

Purtroppo gli articoli in programma sono tutti arenati al momento. La Considerazione con la C maiuscola attende ancora una chiusa che non la faccia sembrare una chiacchiera senza capo né coda (nel senso… peggio di quanto non siano già i miei post 😛 ) e il prossimo Voci dalla tana deve ancora riempito dei suoi contenuti dopo aver individuato le opere da trattare.

Nel mentre il lavoro, il lento avvio degli studi per l’orale dell’Esame di Stato (sperando a questo giro di aver passato lo scritto) e il portare avanti la scrittura mi han messo in quella simpatica situazione in cui tutto procede e niente sembra arrivare a conclusione.

Eppure, non pago di essere già pieno fino agli occhi, ho deciso di portare avanti un altro progetto ancora. Ve ne parlo adesso ma in realtà è in cantiere dall’estate scorsa, solo che ora è abbastanza avviato da poter dire che c’è, che non è semplicemente una vaga fantasia nella mia mente.

Dovete sapere mi è saltato il ticchio di creare un GDR cartaceo. A che pro? Non sono un game designer, non so una sega di GDR tradizionali, se non quel poco che ho letto su alcuni manuali e che ho assorbito in una breve campagna di D&D 3.5 dove posso dire senza tema di smentita ch’ero il più nabbo del gruppo (e continuo ad esserlo!). Perché dovrei impelagarmi in questa impresa palesemente destinata al fallimento? Il post di oggi serve proprio a spiegare brevemente perché può tornare utile a uno scrittore tentare l’impresa.

Europe_a_Prophecy,_copy_D,_object_1_(Bentley_1,_Erdman_i,_Keynes_i)_British_Museum

Suppongo funzioni così, magari con meno raggi dalle dita, ecco… dalla regia mi han segnalato che quelli non sono raggi ma un compasso dorato. Ecco, purtroppo non possiedo niente del genere u.u

Continua a leggere…

Mini considerazione – della Magia

Visto che la grande considerazione va a rilento oggi voglio toccare brevemente un aspetto della letteratura fantasy di cui prima o poi si finisce tutti col parlare. La magia.

La magia è uno degli elementi più caratteristici del genere, il principio principe forse, la massima espressione della dimensione soprannaturale che è, poi, l’unica cosa che davvero distingue il fantasy da qualsiasi altra regione della letteratura.

La magia è anche, però, un elemento scivoloso. Un composto difficile da maneggiare senza che ci esploda in faccia. Una magia troppo potente, inserita in un romanzo, rischia di appiattire il grado di sfida per i protagonisti o di rendere il romanzo tutto troppo fracassone agli occhi del lettore. Una magia le cui regole cambiano ogni poche pagine o comunque risultano incoerenti rischia di essere un colpo di maglio in faccia alla sospensione dell’incredulità del lettore. Una magia assente o quasi, che non incide o incide pochissimo suona, d’altra parte, come una resa agli occhi del lettore che si chiede se stia leggendo un fantasy o un romanzo pseudo storico*.

Adesso, questo articolo non vuole essere, non del tutto, un articolo del tipo “consigli per usare bene la magia in un romanzo fantasy”. Di articoli così ve ne sono a bizzeffe nell’Internet e comunque il loro contenuto è riassumibile nei seguenti punti:

  • Il sistema magico di una ambientazione fantasy deve avere regole precise. Non è necessario che il lettore le conosca (possiamo decidere di spiegargliene una parte o non spiegargliele affatto) ma noi dobbiamo conoscerle nel dettaglio e applicarle rigidamente.
  • Il sistema magico deve essere coerente. Corollario del punto precedente. Se i vostri maghi non possono far niente da soli ma devono evocare dei demoni perché facciano tutto al posto loro non possono a un tratto uscirsene con la possibilità di lanciare fuoco dalle mani.
  • La magia deve avere sempre un prezzo. Usare la magia deve comportare un contrappasso: che sia la stanchezza fisica, la pazzia, o semplicemente il dover digiunare durante due giorni di meditazione comunque deve esserci un costo che il mago deve pagare per usare la magia, così che esista un limite all’impiego che può fare di questa.
All magic

Tell them, Rumpelstiltskin

Questi tre punti sono norme di buon senso, che ritengo utile tutti conoscano. Ma ammetto che non mi convincono appieno. Non tanto per il loro contenuto in sé, quanto per l’idea della magia che vi sta dietro. Continua a leggere…

Voci dalla tana – XI

Eccoci con l’undicesimo appuntamento con la nostro rubrica aperiodica di segnalazioni di opere 🙂 Spero vi piacciano quelle che segnalerò oggi 😀

Un fumetto – PKNA Paperinik New Adventures

Visto il suo ritorno nelle edicole in una nuove edizione in formato maxi e visto, soprattutto, il comparire di nuove storie di questa continuity su Topolino (sia lode agli dei!) direi che non è fuori luogo accennare al fumetto capostipite di quella che è stata una vera e propria rivoluzione nella casa italiana del Topo.
Siamo nel 1996, Cavaglione è da un paio d’anni responsabile dei prodotti editoriali della The Walt Disney Company Italia, il che vuol dire che sulle sue spalle gravano la responsabilità di riviste storiche come Topolino, Zio Paperone e altre. Ma Cavaglione non vuole accontentarsi di amministrare l’esistente, per il settore fumettistico della Disney Italia vuole un colpo d’ala, una innovazione che possa portare degnamente i fumetti disney e i loro personaggi verso il nuovo millennio. Così, assieme a Ezio Sisto, il suo responsabile artistico, decide di tentare qualcosa di nuovo e inedito: portare personaggi iconici della Disney in un nuovo formato, con tutto quello che comporta. Più esattamente il formato dei comics americani. spider-man1 Un’operazione del genere non può certo esaurirsi nel semplice cambio fisico del formato. Si tratta di rivoluzionare linguaggio e contenuti rispetto al tipico fumetto Disney, e avendo in mente i fumetti di supereroi (i comics per eccellenza) la scelta del primo personaggio con cui tentare il salto non poté che ricadere su Paperinik. Creato dall’italiana Elisa Penna sul finire degli anni ’60, Paperinik era in origine un vendicatore mascherato. Un personaggio oscuro per i canoni disneyani e chiaramente ispirato a diverse figure di criminali gentiluomini, a partire da Diabolik, che gli presta, storpiato, il nome. Continua a leggere…

Mini considerazione – Le donne guerriere

Quello delle donne guerriere è un argomento che ogni tanto balza fuori nella blogsfera letteraria italiana, la piccola parte relativa al fantasy che conosco io quanto meno :P, per il suo essere un tema, dal punto di vista autoriale fantasy, al tempo stesso affascinante e delicato.

Affascinante perché la donna guerriera usata come personaggio per un romanzo può prestarsi a molti scopi. Se ne può sfruttare la sensualità per attirare il pubblico maschile, la possibilità di immedesimazione per attirare quello femminile e il suo essere, comunque e ancora oggi (seppur molto meno rispetto a 50 anni fa), un personaggio di rottura rispetto alla nostra società per attirare pubblico d’ambo i sessi.
Si può utilizzare una protagonista femminile e combattente per dare un taglio diverso alla storia, anche solo in virtù del diverso punto di vista che può avere rispetto alla sua controparte maschile, mentre un personaggio femminile e combattente non protagonista permette di affiancare al protagonista maschile un contraltare diverso dal solito, ed eventualmente un love interest che non stia a mille leghe di distanza ma che sia lì a sporcarsi le mani assieme a lui.

Delicato perché se non si è in grado di utilizzarlo attentamente (e penso soprattutto a noi scrittori maschi) il rischio di sbracare e cadere nel becero è alto. Si rischia di farne una macchietta erotica (significativo l’excursus sul bikini di bronzo delineato dal sempre ottimo e puntuale Davide Mana) oppure un maschio con le tette. Continua a leggere…

Mini considerazione – La Mimesi

La Mimèsi, dal greco μίμησις (mìmesis), significa imitazione è nasce come concetto filosofico intendente che tutto quel che esiste in natura non è che una imitazione dei modelli ideali custoditi nell’Iperuranio e che tutto quel che l’uomo può creare non è che una imitazione di queste idee o, peggio delle imitazioni già presenti in natura. Per approfondire vi rimando alla relativa pagina di wikipedia, quel che a noi interessa è il significato che questo concetto, fin dal principio legato anche al mondo dell’arte, assume in narrativa.

La mimesi, nel nostro ambito, indica l’aderenza della narrazione al narrato. Si tratta di un concetto prossimo a quello di verosimiglianza, e alcune cose che scriverò le avrete già sentite riferite a quest’altro concetto, ma la mimesi è una cosa più sottile e ampia.

Ogni volta che scriviamo stiamo, di fatto, aprendo una finestra per il lettore su un mondo altro, che può essere il nostro o può essere completamente inventato, che noi dobbiamo riportare al lettore in maniera che lui possa, al tempo stesso, immergervisi e comprenderlo.
Perché un lettore possa immergersi nel mondo che gli stiamo mostrando è necessario che la resa di questo mondo sia il più fedele e vivida possibile, ma se il lettore non può comprendere quel che gli stiamo narrando anche il più meraviglioso e affascinante dei mondi gli resterà oscuro e precluso. Tutti i compromessi che dobbiamo attuare fra fedele rappresentazione del mondo fittizio della nostra opera e il modo in cui la raccontiamo al lettore hanno a che fare col livello di mimesi che ci prefissiamo di mantenere e quindi non stupisce come la mimesi sia dannatamente importante, e come certi suoi aspetti siano dannatamente sottovalutati. Continua a leggere…

Navigazione articolo