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Voci dalla tana – XIII

Bentornati a un nuovo Voci dalla tana. Mi son reso conto che, più spesso che non, finisco con il segnalare opere parecchio risalenti nel tempo, segno tangibile di come consumassi molti più videogiochi, film e libri un tempo rispetto ad adesso… sigh…

Con questo Voci dalla tana, quindi, voglio provare a concentrarmi su cose più recenti, per i miei standard, spero vi piaccia 🙂

Un libro – Angelize (e Angelize II)

Ok, sono due libri in verità, ma si tratta di una duologia così coesa che preferisco considerarli un’opera unica.
Trattasi di un urban fantasy opera della clarissima Aislinn, autrice fantasy nostrana. Ammetto che ho letto il primo Angelize solo quando le circostanze hanno creato l’occasione, perché il titolo da una parola, in inglese, che suona come uno strano aggettivo e la trama con angeli dentro mi avevano inizialmente tenuto a diffidente distanza. Dopo aver divorato il primo ho subito recuperato e divorato anche il secondo, diventando un fan dell’autrice 😀

Angelize

Non la più invitante delle copertine, converrete

Dio è morto, e se non è morto, beh… è comunque da un bel pezzo che non si fa vivo e i suoi angeli, i suoi soldati e fedeli servitori, sono ora inchiodati a una esistenza eterna da ultimi giapponesi sull’isoletta, quando la guerra è finita. Destinati a ricordare in eterno il loro Signore mentre vagano incorporei e insensibili nella dimensione spirituale del mondo.
Due palle, vero?

Alcuni angeli, stufi della situazione, decidono di trovare una scappatoia incarnandosi in esseri umani, così da poter condurre una vita mortale. Peccato che questo comporti uno scambio fra loro e l’anima degli umani “prescelti”.
Ecco, quindi, che alcune decine di esseri umani si ritrovano a ricoprire lo scomodo ruolo di angeli involontari, sperduti in una dimensione che non capiscono e maltrattati dagli angeli puri, che li vedono come una aberrazione. Continua a leggere…

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Il terzo tappo

Mi spiace ricorrere subito a questo strumento -.-

Ho fatto saltare l’appuntamento con Voci dalla Tana settimana scorsa perché volevo scrivere una recensione di Mad Max (sintesi: CA-PO-LA-VO-RO-!) ma al solito il tempo per scrivere è drammaticamente poco e dividendolo fra blog e novella* diventa drammaticamente risibile ;_;

Che poi lo so che se fossi più concentrato potrei ricavarmi due ore in più, almeno, al giorno ma non è colpa mia se ho la capacità di concentrazione di un pesce rosso! >.< scusate lo sfogo u.u

Quindi oggi mi tocca postare un tappo ma questa volta invece di rimandarvi diretti a qualcosa di interessante voglio prima presentarvelo.

don’t take it personally, babe, it just ain’t your story

Questo videogioco dal nome lunghissimo (d’ora in poi DTIP) è opera della talentuosa Christine Love, una scrittrice, come si definisce lei stessa, che a un certo punto ha preso una curva sbagliata ed è finita ad occuparsi di videogames 🙂
DTIP appartiene al genere della visual novel, un misto fra avventura grafica e romanzo a bivi tipico della cultura videoludica giapponese. E infatti, anche se l’autrice non è giapponese (credo sia americana o canadese), l’influenza nipponica è palese fin dalla schermata di avvio.

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Il genere visual novel si caratterizza per presentare delle schermate fisse e svilupparsi quasi esclusivamente attraverso i dialoghi. Gli enigmi tipici delle avventure grafiche tradizionali, esplorazione di ambienti, ricerca di oggetti da combinare e meccanismi da attivare, viene sostituito da enigmi testuali dove bisogna riuscire a porre la domanda, o dare la risposta, giusta al NPC giusto. Trovare con chi parlare e quando e reperire una informazione utile fra varie schermate di testo (nel caso di DTIP, per lo più schermate internet e bacheche).

Le differenze con le avventure tradizionali, e il forte accento sui dialoghi e le relazioni fra personaggi, rendono le visual novel giochi dal gameplay fortemente personaggio centrico e DTIP non fa, quasi eccezione. Quasi perché se da una parte il gioco si fonda completamente sui rapporto fra il protagonista e i personaggi secondari, sui rapporti fra i personaggi secondari, dall’altra il gameplay non sembra voler premiare affatto, e nemmeno punire, il giocatore per le sue scelte. Ma per comprenderci passiamo un attimo alla trama.

In DTIP veniamo chiamati a impersonare John Rook, un informatico che a causa di un divorzio sta attraversando “una strana crisi di mezza età” e decide di riciclarsi come insegnante di letteratura. John viene assunto in una scuola molto particolare, dotata di un social network privato al quale sono iscritti tutti gli studenti. John viene dotato dalla direzione di un terminale che gli permette di accedere al network scolastico e di vedere le pagine degli studenti… nonché i loro messaggio privati!
Questo potere dato agli insegnanti dovrebbe servire a prevenire il bullismo a scuola.

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Rook che, da coscienzioso professore, controlla le bacheche delle sue studentesse mentre altre cercano di parlargli 😛

Cominciato il suo lavoro John si rende presto conto di essere finito in una classe piccola ma per niente coesa con una serie di teen drama, fra coppie omo ed etero che esplodono e rimpattano e reciproche rivalità, degna di una soap. Senza considerare che una delle sue studentesse sembra decisa a iniziare una storia con lui, o che un’altra studentessa pare sia morta eppure lui la incontra più volte in giro!

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If you know what I mean…

Nel guidare John attraverso le difficile acque che separano le buone intenzioni dall’essere davvero un bravo insegnante ci accorgeremo presto che, qualsiasi scelta noi si faccia, si arriverà a un finale che sarà diverso a seconda delle nsotre scelte, sì, ma per lo più indifferente alla piega che proveremo a dare agli eventi. Il titolo lunghissimo, dopotutto, non è posto a caso. DTIP non è tanto la storia di John quanto quella dei suoi studenti. John è semplicemente uno spettatore che vorrebbe fare la differenza ma non riesce mai, non come vorrebbe, o come vorremmo noi.

Il bello di DTIP sta, secondo e, proprio qui. E’ un gioco autentico, una visual novel con tutto al posto giusto, ma al tempo stesso è una sorta di elogio alla impotenza. Una riflessione amara su come alle volte la vita va come deve andare nonostante i nostri sforzi, frenati dai nostri limiti e anche dal nostro carattere che spesso non assomiglia a come vorremmo vederci (che è il caso di John).

E’ molto interessante esplorare le varie possibilità di perdizione e redenzione del protagonista nel corso dei bivi narrativi del gioco e, inoltre, la parte più propriamente “novel” dell’opera è di, secondo me, ottima fattura, con personaggi secondari apparentemente stereotipati ma che in realtà nascondono personalità complesse, passati concreti e desideri semplici ma drammaticamente irraggiungibile come spesso appaiono i desideri durante l’adolescenza.
Inoltre, nel raccontarci i drammi del gruppo di adolescenti posto sotto la nostra custodia, il gioco affronta temi non banali, come l’identità sessuale, la privacy, la considerazione di sé.

Si tratta, in definitiva, di un’opera bizzarra (un videogioco che si diverte a frustrare quello che dovrebbe essere il risolutore della faccenda: il giocatore) ma molto valida e che vi consiglio di giocare anche solo una volta. Tanto più che è gratuito e lo potete trovare a questo indirizzo 😀

*sì, sto scrivendo una novella. Era cominciato come un racconto, una ventina di pagine non di più, ma la cosa mi è sfuggita di mano e chissà fra l’altro quando finirò T_T senza considerare a riprenderlo in mano adesso, dopo aver seguito il corso di scrittura, mi sembra una vaccata immane. Ma mi dicono che è normale 🙂

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