Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

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Cronache di un dio dilettante – In principio

Rieccoci ūüôā

Purtroppo gli articoli in programma sono tutti arenati al momento. La Considerazione con la C maiuscola attende ancora una chiusa che non la faccia sembrare una chiacchiera senza capo n√© coda (nel senso… peggio di quanto non siano gi√† i miei post ūüėõ ) e il prossimo Voci dalla tana deve ancora riempito dei suoi contenuti dopo aver individuato le opere da trattare.

Nel mentre il lavoro, il lento avvio degli studi per l’orale dell’Esame di Stato (sperando a questo giro di aver passato lo scritto) e il portare avanti la scrittura mi han messo in quella simpatica situazione in cui tutto procede e niente sembra arrivare a conclusione.

Eppure, non pago di essere gi√† pieno fino agli occhi, ho deciso di portare avanti un altro progetto ancora. Ve ne parlo adesso ma in realt√† √® in cantiere dall’estate scorsa, solo che ora¬†√® abbastanza avviato da poter dire che c’√®, che non √® semplicemente una vaga fantasia nella mia mente.

Dovete sapere mi √® saltato il ticchio di creare un GDR cartaceo. A che pro? Non sono un game designer, non so una sega di GDR tradizionali, se non quel poco che ho letto su alcuni manuali e che ho assorbito in una breve¬†campagna di D&D 3.5 dove posso dire senza tema di smentita ch’ero il pi√Ļ nabbo del gruppo (e continuo ad esserlo!). Perch√© dovrei impelagarmi in questa impresa palesemente destinata al fallimento? Il post di oggi serve proprio a spiegare brevemente perch√©¬†pu√≤ tornare utile a uno scrittore tentare l’impresa.

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Suppongo funzioni cos√¨, magari con meno raggi dalle dita, ecco… dalla regia mi han segnalato che quelli non sono raggi ma un compasso dorato. Ecco, purtroppo non possiedo niente del genere u.u

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Mini considerazione – della Magia

Visto che la grande considerazione va a rilento oggi voglio toccare brevemente un aspetto della letteratura fantasy di cui prima o poi si finisce tutti col parlare. La magia.

La magia √® uno degli elementi pi√Ļ caratteristici del genere, il principio principe forse, la massima espressione della dimensione soprannaturale che √®, poi, l’unica cosa che davvero distingue il fantasy da qualsiasi altra regione della letteratura.

La magia √® anche, per√≤, un elemento scivoloso. Un composto difficile da maneggiare senza che ci esploda in faccia. Una magia troppo potente, inserita in un romanzo, rischia di appiattire il grado di sfida per i protagonisti o di rendere il romanzo tutto troppo fracassone agli occhi del lettore. Una magia le cui regole cambiano ogni poche pagine o comunque risultano incoerenti rischia di essere un colpo di maglio in faccia alla sospensione dell’incredulit√† del lettore. Una magia assente o quasi, che non incide o incide pochissimo suona, d’altra parte, come una resa agli occhi del lettore che si chiede se stia leggendo un fantasy o un romanzo pseudo storico*.

Adesso, questo articolo non vuole essere, non del tutto, un articolo del tipo “consigli per usare bene la magia in un romanzo fantasy”. Di articoli cos√¨ ve ne sono a bizzeffe nell’Internet e comunque il loro contenuto √® riassumibile nei seguenti punti:

  • Il sistema magico di una ambientazione fantasy deve avere regole precise. Non √® necessario che il lettore le conosca (possiamo decidere di spiegargliene una parte o non spiegargliele affatto)¬†ma noi dobbiamo conoscerle nel dettaglio e applicarle rigidamente.
  • Il sistema magico deve essere coerente. Corollario del punto precedente. Se i vostri maghi non possono far niente da soli ma devono evocare dei demoni perch√© facciano tutto al posto loro non possono a un tratto uscirsene con la possibilit√† di lanciare fuoco dalle mani.
  • La magia deve avere sempre un prezzo. Usare la magia deve comportare un contrappasso: che sia la stanchezza fisica, la pazzia, o semplicemente il dover digiunare durante due giorni di meditazione comunque deve esserci un costo che il mago deve pagare per usare la magia, cos√¨ che esista un limite all’impiego che pu√≤ fare di questa.
All magic

Tell them, Rumpelstiltskin

Questi tre punti sono norme di buon senso, che ritengo utile tutti conoscano. Ma ammetto che non mi convincono appieno. Non tanto per il loro contenuto in s√©, quanto per l’idea della magia che vi sta dietro. Continua a leggere…

Mini considerazione – Le donne guerriere

Quello delle donne guerriere è un argomento che ogni tanto balza fuori nella blogsfera letteraria italiana, la piccola parte relativa al fantasy che conosco io quanto meno :P, per il suo essere un tema, dal punto di vista autoriale fantasy, al tempo stesso affascinante e delicato.

Affascinante perch√© la donna guerriera usata come personaggio per un romanzo pu√≤ prestarsi a molti scopi. Se ne pu√≤ sfruttare la sensualit√† per attirare il pubblico maschile, la possibilit√† di immedesimazione per attirare quello femminile e il suo essere, comunque e ancora oggi (seppur molto meno rispetto a 50 anni fa), un personaggio di rottura rispetto alla nostra societ√† per attirare pubblico d’ambo i sessi.
Si pu√≤ utilizzare una protagonista femminile e combattente per dare un taglio diverso alla storia, anche solo in virt√Ļ del diverso punto¬†di vista che pu√≤ avere rispetto alla sua controparte maschile, mentre¬†un personaggio femminile e combattente non protagonista permette di affiancare al protagonista maschile un contraltare diverso dal solito, ed eventualmente un love interest che non stia a mille leghe di distanza ma che sia l√¨ a sporcarsi le mani assieme a lui.

Delicato perch√© se non si √® in grado di utilizzarlo attentamente (e penso soprattutto a noi scrittori maschi) il rischio¬†di sbracare e cadere nel becero √® alto. Si rischia di farne una macchietta erotica (significativo l’excursus sul bikini di bronzo delineato dal¬†sempre ottimo e puntuale¬†Davide Mana) oppure un maschio con le tette. Continua a leggere…

Mini considerazione – La Mimesi

La Mim√®si, dal greco¬†őľőĮőľő∑ŌÉőĻŌā (m√¨mesis), significa imitazione √® nasce come concetto filosofico intendente che tutto quel che esiste in natura non √® che una imitazione dei modelli ideali custoditi nell’Iperuranio e che tutto quel che l’uomo pu√≤ creare non √® che una imitazione di queste idee o, peggio delle imitazioni gi√† presenti in natura. Per approfondire vi rimando alla relativa pagina di wikipedia, quel che a noi interessa √® il significato che questo concetto, fin dal principio legato anche al mondo dell’arte, assume in narrativa.

La mimesi, nel nostro ambito, indica l’aderenza della narrazione al narrato. Si tratta di un concetto prossimo a quello di verosimiglianza, e alcune cose che scriver√≤ le avrete gi√† sentite riferite a quest’altro concetto, ma la mimesi √® una cosa pi√Ļ sottile e ampia.

Ogni volta che scriviamo stiamo, di fatto, aprendo una finestra per il lettore su un mondo altro, che può essere il nostro o può essere completamente inventato, che noi dobbiamo riportare al lettore in maniera che lui possa, al tempo stesso, immergervisi e comprenderlo.
Perch√© un lettore possa immergersi nel mondo che gli stiamo mostrando √® necessario che la resa di questo mondo sia il pi√Ļ fedele e vivida possibile, ma se il lettore non pu√≤ comprendere quel che gli stiamo narrando anche il pi√Ļ meraviglioso e affascinante dei mondi gli rester√† oscuro e precluso.¬†Tutti i compromessi che dobbiamo attuare fra fedele rappresentazione del mondo fittizio della nostra opera e il modo in cui la raccontiamo al lettore hanno a che fare col livello di mimesi che ci prefissiamo di mantenere e quindi non stupisce come la mimesi sia dannatamente importante, e come certi suoi aspetti siano dannatamente sottovalutati. Continua a leggere…

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