Hendioke's Lair

In the deep of the dragon

“Stiamo lavorando per voi” parte terza, Il Registro Forgiato

Salve a tutti!

Mi sono reso conto, mentre passavo in rivista il blog, che ormai arrivare a certi post è una mera questione di fortuna, se si riesce a inserire in Google le parole esatte per farli saltar fuori, o di fatica, risalendo manualmente la corrente della home page anche di anni.

E poiché con l’ultima mini considerazione pubblicata sono arrivato a dieci, spalmate su voglio pensare quanti anni, ho pensato fosse il momento giusto per renderle più accessibili e ho creato una pagina apposta, una sorta di registro, che contiene i link di ciascuna e che adesso potete trovare nel menù in cima al blog (o direttamente qui).

Terrò la pagina aggiornata con le future mini considerazioni e spero in questo modo di rendere la loro fruizione più semplice e piacevole 😀

A presto!

 

Appunti di narrazione videoludica – 2. Comunicazione del contenuto e Narrativa Emergente

Bentornati!

Dopo aver gettato le premesse del nostro discorso in questo post, dove abbiamo delineato le caratteristiche fondamentali del videogioco e individuato nel gameplay la grammatica di questo medium, è arrivato il momento di iniziare a esporre come il gameplay permette al videogioco di narrare alcunché.

Come promesso andrò per gradi, partendo dal videogioco come gioco e spostandomi verso il videogioco come opera narrativa vera e propria.

In questo secondo appuntamento tratteremo il gameplay come semplice esposizione del contenuto ludico del videogioco e il gameplay come mezzo per permettere al videogiocatore di creare, tramite il videogioco, una propria narrazione non predeterminata dall’autore del videogioco.

Pronti? Insert a coin.

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Mini considerazione – La multietnicità nel fantastico

Premessa terminologica

Pur avendolo messo nel titolo per ovvi motivi di chiarezza multietnicità, multietnico e etnia sono termini che non mi piace usare per via dell’accezione che il termine etnia e derivati hanno assunto nel parlato comune.

Il termine etnia, infatti, viene solitamente usato per riferirsi a collettività caratterizzate da una serie di elementi comuni dei quali i minimi indispensabili sono: lingua, cultura (tradizione, religione, folklore ecc.), storia e tratti somatici.

Non ci vuole molto a comprendere che il termine “etnia” è quasi coincidente con il termine “nazione”, il quale si riferisce a collettività caratterizzate dalla seguente serie di elementi comuni minimi indispensabili: lingua, cultura (tradizione, religione, folklore ecc.) e storia.

L’unica distinzione fra la “nazione” e l'”etnia”, quindi, è che la seconda prende in considerazione anche una comunanza di tratti somatici, ma con quali conseguenze? Beh, secondo me conseguenze spiacevoli. Permettemi un esempio. Continua a leggere…

Appunti di narrazione videoludica – 1. Premessa

Questo è il primo di una serie di articoli in cui esplorerò l’argomento della narrazione videoludica. Ovverosia di come i videogiochi comunicano – il loro mero contenuto o, l’ipotesi che più mi interessa, una storia.

Si tratta di un discorso complesso e sviscerato in diverse sedi e diverse occasioni da persone con più titoli e conoscenze del sottoscritto, inoltre è un discorso che tocca un sacco di argomenti, dalla natura del videogioco come medium allo status di videogioco come opera d’arte.

Fin da subito prometto di fare del mio meglio ma voglio mettere le mani avanti e rammentarvi che si tratterà di riflessioni “spurie” dalle quali non dovrete attendervi un livello di analisi troppo profondo né un’esposizione tecnicamente ineccepibile.

Spesso semplificherò le cose, ogni tanto prenderò strade diverse rispetto a quelle che so essere battute dalla critica videoludica titolata, altre volte prenderò sentieri la cui aderenza ai dettami accademici per primo non saprò valutare. Diciamo che sarà una lunga chiacchierata fra amici appassionati di un argomento.

Se vi interessa, insert a coin.

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Mini considerazione: del cinema videoludico

PREMESSA/EDIT: il post che segue è stato scritto tempo fa e richiederebbe un aggiornamento che però, essendo più una nota a margine, inserisco in testa.
La considerazione che segue si basa, come leggerete, su poche pellicole e non tiene conto della successiva uscita di ulteriori titoli fra i quali ritengo necessario citare, ai fini del mio discorso, Angry Birds e seguito.
Questi due titoli, a mio modo di vedere, sono un’altra possibile via per il cinema videoludico: film che del videogioco di partenza tengono solo l’ambientazione e le premesse (che poi, sono effettivamente le uniche cose per puoi trasportare in altro medium da un gioco come Angry Birds) per creare un film funzionale e funzionante sia per i fan che per gli spettatori generici.

Detto questo, buona lettura!

 

Il cinema videoludico è un genere nell’accezione più stretta possibile di questo termine.

Si tratta di film tratti da videogiochi, sia che ne adattino le trame al cinema, sia che ne condividano la ambientazione. Simple and clear.

Va bene, qualcuno potrebbe obiettare che si dovrebbero inserire nel genere anche film che, senza essere tratti o ispirati a un particolare videogioco, hanno il videogioco come tema centrale (WarGames, The Wizard, PixelsRalph Spaccatutto o Ready Player One) ma si tratta di una questione incerta. Personalmente ritengo che questi film vadano considerati di genere comico, drammatico o d’azione e aventi il videogioco come tema, ma dirimere la questione adesso ci richiederebbe troppo tempo e ci distrarrebbe dal nocciolo del post.

Quindi, per amore di semplicità, ci terremo alla stringata ed essenziale definizione di cui sopra.

Premesso ciò la mini considerazione di oggi non verte, quindi, sul cos’è il cinema videoludico ma su come questo è evoluto negli ultimi 20 anni e su come stia diventando, pericolosamente a mio avviso, un fenomeno sempre meno per le masse più diventa di massa.

Confusi? Mi spiego meglio. Continua a leggere…

Coming home, again e mini-riflessione

Here we are.

Ineluttabile come le tasse ma temporalmente incerto come la morte ecco che faccio ritorno al blog dopo un lungo periodo di assenza. Ogni volta mi sento come un ramingo che torna a casa, e per prima cosa appoggia il bastone da passeggio nell’angolo e si toglie il mantello polveroso dalle spalle 😛

Dove eravamo rimasti? Ci siamo lasciato con il XIII episodio di Voci dalla tana

axel

Axel un po’ approva, un po’ non gliene frega niente

ormai ad agosto (^_^’) e con una manciata di articoli incompleti nelle bozze. Abbastanza desolante.

Nel mentre sono successe molte cose. Ho ridato, per la terza volta, lo scritto dell’Esame di Stato per diventare avvocato ed è andata, a mio avviso, così bene che non riuscirei a farlo meglio neanche se lo ritentassi 5 volte. I risultati, al solito, li avrò a giugno e adesso sono nelle mani del Fato, incrociate tutto per me, per favore (tranne i flussi, ovvio).

La mia ragazza ha trovato lavoro qui a Milano e adesso conviviamo allegramente, ma non da soli. Spero riusciremo presto a trovarci un posto tutto nostro.

Al lavoro le cose… vanno. La crisi, nell’anno appena chiuso, ha morso con la cattiveria di una leonessa sul collo di una antilope ma si stanno smuovendo diverse cose, ci stiamo impegnando tutti per allargare la clientela e trovare nuove possibilità di lavoro per lo Studio e voglio essere fiducioso che nel corso dell’anno inizieremo a raccogliere i primi frutti. Intanto sto iniziando a vivere la “felice” condizione del professionista diviso fra speranza (moderata) ed ansia (MOLTA) per il futuro, per i conti, per il mercato, per le congiunture astrali e l’accidenti de tu ma’!

Sul versante della scrittura la mia ricerca della costanza nello scrivere continua imperterrita e con piccoli ma finalmente avvertibili passi avanti. Intanto sto approfondendo lo studio di altre forme di narrazione (al momento fumetto e sceneggiatura per lo schermo) visto che l’andazzo del settore culturale mi fa pensare che diventare un autore magari meno profondo degli altri ma completo potrebbe essere la strategia migliore per cavarsela nel mercato, soprattutto se consideriamo che ho anche un lavoro a tempo pieno molto time-consuming (per dirla in milanese moderno) 😛

E questo, in estrema sintesi, è tutto. Ma non ho voluto aggiornare questo spazio solo per far sapere ai miei quattro affezionati lettori che sono ancora vivo e che combino, ma anche per riprendere in qualche modo l’attività qui sopra, sperando che passi un intervallo di attività proficua prima della prossima pausa (che se va tutto bene sarà a giugno quando, dovessi passare lo scritto dell’Esame, mi ritirerò a vita monastica in vista dell’orale).

Quindi: mini-riflessione is coming!

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Voci dalla tana – XIII

Bentornati a un nuovo Voci dalla tana. Mi son reso conto che, più spesso che non, finisco con il segnalare opere parecchio risalenti nel tempo, segno tangibile di come consumassi molti più videogiochi, film e libri un tempo rispetto ad adesso… sigh…

Con questo Voci dalla tana, quindi, voglio provare a concentrarmi su cose più recenti, per i miei standard, spero vi piaccia 🙂

Un libro – Angelize (e Angelize II)

Ok, sono due libri in verità, ma si tratta di una duologia così coesa che preferisco considerarli un’opera unica.
Trattasi di un urban fantasy opera della clarissima Aislinn, autrice fantasy nostrana. Ammetto che ho letto il primo Angelize solo quando le circostanze hanno creato l’occasione, perché il titolo da una parola, in inglese, che suona come uno strano aggettivo e la trama con angeli dentro mi avevano inizialmente tenuto a diffidente distanza. Dopo aver divorato il primo ho subito recuperato e divorato anche il secondo, diventando un fan dell’autrice 😀

Angelize

Non la più invitante delle copertine, converrete

Dio è morto, e se non è morto, beh… è comunque da un bel pezzo che non si fa vivo e i suoi angeli, i suoi soldati e fedeli servitori, sono ora inchiodati a una esistenza eterna da ultimi giapponesi sull’isoletta, quando la guerra è finita. Destinati a ricordare in eterno il loro Signore mentre vagano incorporei e insensibili nella dimensione spirituale del mondo.
Due palle, vero?

Alcuni angeli, stufi della situazione, decidono di trovare una scappatoia incarnandosi in esseri umani, così da poter condurre una vita mortale. Peccato che questo comporti uno scambio fra loro e l’anima degli umani “prescelti”.
Ecco, quindi, che alcune decine di esseri umani si ritrovano a ricoprire lo scomodo ruolo di angeli involontari, sperduti in una dimensione che non capiscono e maltrattati dagli angeli puri, che li vedono come una aberrazione. Continua a leggere…

Liebster Award 2016 – aggiornamento

Veloce, e inaspettato, aggiornamento sul Liebster Award ricevuto quest’anno 😀

Il Conte Gracula, l’unico cui ho passato la patacca bollente, mi ha rinominato a sua volta proponendo la seguente batteria di domande cui vado a rispondere ^_^

  1. Cosa potrei chiedere? Qual è l’aspetto che preferisci dell’attività da blogger?
    La possibilità di mettere per iscritto (e quindi comprendere meglio) una serie di riflessioni che difficilmente troverebbero spazio altrove, nonché la possibilità di confrontarsi, su queste riflessioni, con altre persone.
  2. Al contrario, qual è l’aspetto del blogging che proprio non ti piace? Ammesso che ci sia qualcosa che non ti piace…
    L’unica cosa che non mi piace è la mia incostanza nel tenere aggiornato il blog ^^’
  3. Qual è la più grande ingiustizia che tu abbia mai subito? Se non vuoi rispondere a questa domanda, qual è, secondo te, la più grande ingiustizia di questo mondo?
    Così su due piedi non saprei dire qual è stata la più grande ingiustizia che ho subito in vita… in generale direi venire abbandonati nel momento del bisogno da qualcuno che aveva promesso che ci sarebbe stato (esperienza che tutti i generali che facevano affidamento su truppe mai giunte sul campo di battaglia conoscono bene…)
  4. Credi in qualcosa la cui esistenza non è dimostrabile? Se ti va, puoi dire anche in che cosa credi. 😉
    La magia e la divinità. Due cose oggettivamente indimostrabili (non esistono, cristalli che galleggiano in aria da soli o calchi d’impronta della divinità, purtroppo o per fortuna) ma che ogni tanto capita di incrociare
  5. Quali sono: il primo libro (o il primo fumetto) che hai letto, il primo film che hai visto e il primo videogioco che hai giocato? Il primo che ricordi, se non il primo in assoluto.
    Il primo libro che ricordo, Puzzi la strega sudiciona (gran bella serie di libri!). Il primo Fumetto, Topolino. Il primo film… non ho idea… una videocassetta con 3 episodi dei Puffi vale? Il primo videogioco di cui ho memoria non ne ricordo il titolo, aveva come protagonista una strega e girava su Commodore 64 (e quel santo di mio padre ogni volta perdeva svariati minuti a caricarmelo!), il primo di cui ricordo il titolo e che ha lasciato in me un segno indelebile è stato Civilization II del buon papà Sid.
  6. Secondo te, i manuali di scrittura creativa hanno un’utilità?
    Dipende quanti ne leggi e con che spirito li leggi. Alla fine i consigli oggettivamente utili credo siano una dozzina che girano ovunque, quel che distingue un manuale dall’altro è come il suo autore ha affrontato la narrativa e sviluppato il proprio stile. Direi che sono più “esempi” che manuali veri e propri e così andrebbero affrontati, se li consideri verità infusa è finita 😀
  7. Ti piace la cioccolata? Domanda tracobetto trabocchetto: serve a verificare se possiedi un’anima! :^)
    Ovvio che sì! Fondente 70% for the win (sopra il 70% diventa troppo farinoso per i miei gusti)
  8. Ti trovi su un’isola deserta per un anno intero e hai solo una di queste cose o persone con te: un prefabbricato ricco di beni di conforto, Chuck Norris o McGyver. Cosa scegli?
    Prefabbricato coi beni di conforto, decisamente.
  9. Scegli: un anno senza musica o un anno senza libri?
    Senza musica
  10. Trovi che sia faticoso, partecipare a questi concorsi-catena per blog?
    Un po’ time-consuming, per dirla in milanese moderno, ma è divertente 😀
  11. Hai la certezza assoluta di aver risposto correttamente e sinceramente alle altre dieci domande?
    Il mio avvocato mi suggerisce di rispondere sì… però adesso si è appena coperto il volto con la mano, non so perché…

Liebster Award 2016

Spezzo il silenzio del blog perché sono stato, poche settimane fa (mi muovo, nell’annunciarlo, col mio consueto ritardo :P) insignito con il Liebster Award 😀

Il Liebster Award appartiene a quella categoria di premi della blogsfera che stanno a metà fra l’onorificenza e la catena di Sant’Antonio. In particolare è un premio dato per l’interesse che un blogger ha verso il lavoro di un altro blogger o per amicizia, in quanto le regole del premio permettono di scoprire qualcosa in più sulla persona che sta dietro post e layout e lo scopo ultimo dell’operazione e alimentare il passaparola, così che gli utenti possano scoprire nuovi blog e blogger di loro potenziale interesse.

Cominciamo

Liebster Award 2016

Ad attribuirmi questo Liebster Award (il secondo nella storia di questo blog) è stata la cara Aislinn, che ringrazio moltissimo (sia perché lo richiede il regolamento, sia perché le sono sinceramente grato :D). Aislinn è una delle autrici di punta dell’urban fantasy in Italia e una delle migliori autrici italiane di fantasy punto. Il suo blog vi permette di tenere traccia del suo lavoro e di seguire le sue riflessioni, sia sulla scrittura che su altro. Essendo lei una persona interessante le riflessioni stesse lo sono quindi ve la raccomando caldamente* ^^

Il secondo punto richiesto dal concorso è di promuovere con massimo 300 parole un blog interessante fra quelli che si seguono, e io voglio promuovere La cupa voliera del Conte Gracula, perché da quando Daniele si è aggiunto al novero dei miei 3 affezionati commentatori ho sperato scrivesse anche lui e, di fatti, ha un blog affascinante, dove, con l’aiuto di uno dei menù più precisi mai visti in un blog, mette a disposizione tanti articoli sui più diversi argomenti (dal cinema ai giochi di ruolo, passando per libri e videogiochi), scritti bene, con competenza e un sottile senso dell’umorismo che personalmente adoro 😀

Il secondo passo è rispondere alle 11 domande predisposte dal blogger che ti ha nominato, quindi vediamo le 11 domande di Aislinn Continua a leggere…

Il quarto tappo

Purtroppo, come avrete capito dal titolo, nessun articolo corposo oggi, mi spiace. Con questo quarto tappo, però, non solo spezzo il silenzio del blog ma vi segnalo anche una iniziativa più che interessante 😀

Il lettore di Fantasia è una iniziativa editoriale nata nel luglio del 2014 con il nobile scopo di diffondere la letteratura fantastica e di genere, attraverso il bistrattato ma mai troppo lodato sistema della rivista.

banner IL LETTORE DI FANTASIA

In pratica, con cadenza aperiodica (ma tendenzialmente bimestrale), la redazione de il Lettore di Fantasia pubblica un numero dell’omonima rivista, in 16 pagine, che viene reso disponibile per il download gratuito sul loro sito e distribuito, sempre gratuitamente, in alcune librerie e luoghi di ritrovo in giro per l’Italia.

Questa rivista propone racconti di genere (dal fantasy all’horror passando per il giallo e i -punk vari), spesso a puntate, e il suo lodevole intento è quello di diffondere l’abitudine alla lettura della narrativa di genere attraverso uno strumento gratuito (le spese vengono coperte dagli sponsor acquistando pubblicità sulla rivista) e di facile reperibilità.

Personalmente l’ho scoperta qualche mese fa e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Ci sono diverse firme che si alternano a scrivere racconti brevi o lunghi con una varietà di stili e di argomenti tale che non tutto piacerà, o comunque non piacerà tutto allo stesso modo, ma è difficile non trovare una penna o un singolo racconto che non incontri il nostro gusto e che non sia piacevole da seguire nel corso del tempo.

L’idea del suo creatore, Fabio Mosti, è in effetti quella di creare una opera che accompagni il lettore nel tempo e con la quale il lettore possa mantenere vivo un rapporto di affetto dato tanto dal seguire il dipanarsi su un lungo periodo delle storie cui ci si appassiona, sia dal piacere di scoprire ogni volta nuove storie e nuovi autori.

Un’altro intento molto lodevole che il Lettore di Fantasia si propone è quello di contribuire, nel suo piccolo, a diffondere l’idea che se scrivi e pubblichi devi essere pagato, anche se non stai pubblicando un libro con una casa editrice, anche se stai “solamente” pubblicando un racconto di 2.000 parole su una rivista.

Difatti la redazione compensa gli autori con 3,5 euro ogni 1.250 caratteri (e gli illustratori 25 euro a tavola) che, sinceramente, non so dire se è tanto o poco ma in questo periodo desolante per chiunque tenti la carriera letteraria che ci sia una retribuzione, invece della “accattivante” visibilità, è già una buona cosa ^^

Se siete curiosi di scaricare qualche numero de il Lettore di Fantasia, o di leggerlo direttamente dal loro sito, per vedere se può piacervi fate utilizzate pure il link in testa al post, se volete seguirli su Facebook questa è la pagina e se dopo averne letto qualche numero decideste che vi piace e che volete aderire alla loro causa potete contribuire attraverso Patreon.

Da par mio andrò avanti a leggerla con interesse e un giorno mi piacerebbe proporre qualcosa per la pubblicazione ^^

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